Il santuario della Madonna del Boden a Ornavasso

Gregorio di Nissa ha scritto un’opera che parla in modo specifico della sorte dei bimbi che muoiono senza aver ricevuto il battesimo, quindi con la sola colpa del peccato originale.[1]
Gregorio si pone una serie d’interrogativi. Non trova risposte, anzi afferma: la sorte di questi bambini è un mistero, qualcosa di molto più ampio di quanto può essere compreso dalla mente umana.[2] 

Una seconda domanda, cui non trova risposta, è la seguente: che cosa accadrà a coloro la cui vita si conclude in tenera età, e che non hanno compiuto né il bene né il male? Sono meritevoli di un premio?[3]

La risposta che non trova porta ad affermare con il cuore quello che la mente non riesce a disegnare: la morte prematura dei bambini appena nati, non costituisce motivo per presupporre che essi soffriranno tormenti o che saranno nel medesimo stato di coloro che in questa vita sono stati purificati grazie a tutte le virtù.
In conclusione si affida alla misericordia divina: [..] poiché Colui che ha fatto bene tutte le cose, con sapienza, sa trarre il bene dal male.
La morte di un neonato è un fenomeno biologico che comporta forti, ed importanti, implicazioni sociali e culturali per tutte le popolazioni. La diffusione del Cristianesimo, in Europa Occidentale, ha contribuito a rendere omogenee le pratiche funebri.
L’avvento della nuova religione comporta una radicale modifica delle credenze sino allora esistenti in Europa. Il diffondersi del sacramento del battesimo crea un problema in relazione ai bimbi nati morti. Nascendo morto non riceve il battesimo, motivo per il quale non può accedere al mondo dei giusti. Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l’acqua e la parola.[4]
I genitori potevano, a fatica, accettare la morte prematura del figlio, ma non la sua esclusione dalla comunità cristiana. Per tutto il Medioevo Sant’Agostino è stato un riferimento, preciso, per i teologi che si sono indirizzati ad analizzare il problema dei bimbi morti con il solo peccato originale come colpa. La dottrina potrebbe essere riassunta nelle parole di Ugo di San Vittore: “i bambini che muoiono senza il Battesimo non possono essere salvati perché, da una parte, non hanno ricevuto il sacramento, e dall’altra, non possono fare un atto di fede personale in sostituzione del sacramento”.[5]
Per evitare una seconda perdita nascono pratiche alternative alla ricerca del battesimo ad ogni costo.
L’anima del bimbo non battezzato, per i genitori, non poteva vagare nel buio per l’eternità.
La pratica del battesimo ad ogni costo prevede un luogo nel quale effettuare il rito del ritorno, momentaneo, alla vita del bimbo nato morto, solo per il tempo necessario ad ottenere il sacramento.
Ho parlato abbondantemente dell’esistenza di questi santuari, disseminati in tutto l’arco alpino: tra questi assume particolare importanza il santuario dedicato alla Madonna del Boden ad Ornavasso.
Il comune d’Ornavasso, Urnafasch nella versione walser, si trova nella provincia del Verbano Cusio Ossola. Intorno al XIV secolo sulle montagne sopra l’abitato s’insediarono alcuni gruppi coloni walser, provenienti dalla zona del Sempione. Alla fine del secolo XIV Ornavasso era divenuto un’isola linguistica tedesca, ed i coloni avevano appreso l’estrazione del marmo. In una di queste aree d’iniziale colonizzazione walser, Boden, si edificò una cappella che, con il trascorrere del tempo, divenne un piccolo oratorio. Verso la metà del XVII secolo, l’oratorio fu ampliato: si aggiunsero il coro, due cappelle, la sacrestia e il portico. Per comprendere l’importanza dell’edificio sacro dobbiamo tornare indietro nel tempo: anno 1528.
A quell’epoca esisteva una madonna dipinta sul muro, probabilmente l’originaria cappella, venerata dagli abitanti della zona. La leggenda racconta che la notte del sette settembre una pastorella d’Ornavasso, dopo aver pascolato il gregge, si addormentò: al risveglio la notte era scesa e con lei il buio. La ragazza, destata dal riposo, non trova le pecore. Iniziò un’affannosa ricerca che la condusse a cadere in un dirupo molto profondo. La ragazza, non sapendo come uscire da questa situazione, si rivolge alla Madonna in cerca di un aiuto. Le preghiere della ragazza furono esaudite ed una luce proveniente dalla cappella del Boden la guidò, attraverso il bosco e i dirupi, alla cappella stessa. In quel luogo si erano raccolte tutte le pecore. La ragazza colma d’entusiasmo ringraziò la Madonna ed iniziò il percorso, sempre guidata da quella luce, per tornare alla propria abitazione. In paese la notizia della scomparsa era di dominio pubblico: motivo alla base delle ricerche degli abitanti. Un gruppo di ornavassesi vide tornare la ragazza avvolta da una luce vivissima.
Il giorno 8 di settembre del 1530 s’iniziò a celebrare la festa della Madonna del Boden o dei Miracoli.
La cappella divenuta oratorio, diverrà un santuario: non uno dei tanti esistenti sia in Ossola sia nel paese tutto, ma un santuario del ritorno alla vita dei bimbi nati morti. Un santuario a Répit.
Troviamo certezza a quest’affermazione?
La risposta la possiamo trovare a Verbania: all’interno della collezione d’ex voto, nel Museo del Paesaggio, diverse tavolette ci riportano al miracolo del momentaneo ritorno alla vita dei bimbi nati morti.  Una di queste riporta la seguente dicitura:
1757 a 7 maggio
Un fanciullo morto figlio di Pietro Antonio Tamborino del Forno
Per intercessione della S.S.U. ha dato segni di nuova vita
Sino a ricevere l’acqua del S. Battesimo.
Qualora volessimo spostare l’attenzione sui documenti, esistono le annotazioni di una visita del vescovo, Marco Aurelio Balbis Bertone, ad Ornavasso. Il caso vuole che, la visita, sia di poco posteriore alla data della tavoletta del bimbo del Tamborino: correva l’anno 1759 e il segretario episcopale registrava che: “In quel luogo i bimbi che nascevano privi di vita erano portati al santuario della Madonna del Boden per tornare temporaneamente alla vita al fine di ottenere il battesimo.
Successivamente il vescovo espresse feroci critiche nei confronti della pratica del ritorno alla vita dei bimbi nati morti.
Le critiche sono da far risalire al fatto che pochi anni prima, 1755, Papa Lambertini aveva vietato il ricorso al rito tramite la bolla De Synodo Diocesana.
Ornavasso prevede un secondo santuario del ritorno alla vita, la Madonna della Guardia, che verrà analizzata prossimamente.
Fabio Casalini

Bibliografia
– Mai Vivi, Mai Morti. Fabio Casalini e Francesco Teruggi. Giuliano Ladolfi editore. Dicembre 2015


[1] Gregorio di Nissa: De infantibus premature abreptis libellum.
[2] Gregorio di Nissa: De infantibus premature abreptis libellum.
[3] Gregorio di Nissa: De infantibus premature abreptis libellum.
[4] Catechismo Romano. Edizioni P. Rodriguez (Città del Vaticano). 1989.
[5] Ugo di San Vittore, Summa Sententiarum.

BIBLIOGRAFIA

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