Il Malleus Maleficarum – Il martello delle malefiche (streghe)

Tempo di lettura: 8 minuti

Durante il primo periodo della storia moderna, dal 1450 al 1750, migliaia di persone furono processate per il reato di stregoneria: oltre la metà di loro fu condannata a morte, solitamente il rogo.  La grande caccia alle streghe in Europa fu essenzialmente un’operazione giudiziaria. L’intero processo di scoperta ed eliminazione delle streghe, dalla denuncia alla condanna, si svolgeva nell’ambito e sotto il controllo del sistema giudiziario. Tale sistema era talmente penetrante negli animi dei giudicati che molte donne, accusate di stregoneria si tolsero la vita, pur di sottrarsi al meccanismo infernale. Occorre ricordare che alcuni studiosi hanno formulato l’ipotesi, fantasiosa ed inverosimile, che le streghe si togliessero la vita per sfuggire al controllo del demonio: per sottoscrivere quest’affermazione occorrerebbe insinuare il dubbio che il demonio possa esistere. Nel periodo della grande caccia alle donne, accusate di stregoneria, non sempre i tribunali riuscirono a tenere sotto controllo gli abitanti dei villaggi, i quali molte volte decisero che la soluzione migliore, e più veloce, era quella di ricorrere alla giustizia sommaria: formavano dei comitati di salute pubblica ed in preda all’eccitazione giustiziavano le povere donne sommariamente. Voglio inserire in questa situazione un’affermazione di Brian P. Levack: “Si può ipotizzare con una certa chiarezza che la netta maggioranza delle persone giustiziate per stregoneria, durante la grande caccia, fu processata e condannata in maniera formalmente legale”.

Una religione non dovrebbe perseguire l’obiettivo, chiaro e netto, di processare, torturare ed infine giustiziare, per il giusto tramite del braccio secolare, delle povere persone la cui unica colpa è di appartenere, spesso ma non sempre, alle categorie emarginate della società.
Non mi soffermo sulle leggi relative all’eliminazione di lebbrosi ed ebrei del periodo compreso tra il Trecento ed il Quattrocento, non è questo l’ambito idoneo.
Nel mio lungo peregrinare per i secoli passati sono giunto ad una semplice conclusione: se non si fosse creata l’evoluzione culturale e giuridica, la caccia alle streghe non sarebbe esistita, perlomeno nella forma e nelle dimensioni che finì per assumere.

Una seconda conclusione cui è giunto colui che vi scrive è la seguente: l’evoluzione culturale e giuridica furono cause necessarie ma non sufficienti al perdurare di un fenomeno che costò la vita a migliaia di persone.
Occorre un approccio diverso da quello predominante che liquida tuot-court il problema come puramente fantastico, o frutto di credenze popolari. Dovremmo sforzarci di capire perché a un certo punto della storia vi sia un’improvvisa e quasi morbosa attenzione per un fenomeno largamente conosciuto nei secoli precedenti, dal periodo pre-cristiano a quello longobardo. Teocrito parlava delle streghe della Tracia e della Tessaglia, Orazio parla di lamiae che mangiano i bambini e poi restituiscono i corpi intatti, infine Ovidio parla di striges come di uccelli rapaci che insidiano i bambini nelle culle. Avanzando nel tempo, la stria o striga è già documentata nell’Editto del re longobardo Rotari del 643.
Evoluzione culturale e giuridica non furono sufficienti.
Rivendendo la storia di quel periodo angusto ho trovato un altro fattore che potrebbe essere alla base dell’eliminazione delle donne: la nuova prospettiva religiosa.
Il cambiamento più importante fu la Riforma, movimento che frantumò la pretesa d’unità del cristianesimo medievale. Obiettivo della Riforma fu di riportare la Chiesa alla purezza delle sue origini cristiane.

Una domanda sorge in tutti noi: quale fu l’importanza di questa nuova prospettiva religiosa?
La prima risposta nasce spontanea: smosse i paesi cattolici a riformare a loro volta la Chiesa, portando alla nascita della Controriforma. Furono introdotte una serie di riforme amministrative e liturgiche che modificarono profondamente la Chiesa e che mutarono gli equilibri che si stavano creando. Un aspetto da ricordare è quello relativo ai missionari della Compagnia di Gesù, fondata in quel periodo storico, e d’altri ordini religiosi che s’impegnarono nell’opera di riconversione al cattolicesimo dei protestanti.
Rileggendo la storia appare azzardato attribuire alla riforma, o più in generale al mutato ordine religioso, la responsabilità della caccia alle streghe: i processi per il reato di stregoneria iniziarono cento anni prima rispetto al momento in cui Martin Lutero affisse le sue 95 tesi nella chiesa del castello di Wittenberg.
La convinzione, di quest’affermazione, si trova nel numero relativamente modesto di processi per stregoneria del primo periodo posteriore alla Riforma – dal 1520 al 1560.
Ci furono altre cause alla base della caccia alle streghe?
Durante il periodo della Riforma, la consapevolezza della presenza del diavolo si fece più forte rispetto al periodo storico precedente. Martin Lutero affermò: “Il diavolo vive, anzi regna nell’universo mondo”.
Per comprendere la paura del demonio dobbiamo compiere un passo indietro nel tempo: nel 1484 Papa Innocenzo VIII promulgò la bolla Sumis Desiderantes Affectibus, il cui significato – desiderando con supremo ardore – ci permette di comprendere l’atmosfera che regnava a cavallo tra XV e XVI secolo. In questa bolla il Papa affermava la necessità di sopprimere la stregoneria nelle valli del Reno, nominando i frati domenicani Kramer e Sprenger inquisitori incaricati di estirpare il male in quell’angolo di mondo. I due frati, autori del Malleus Maleficarum, utilizzarono la bolla del Papa come introduzione al libro, che fu stampato tra il 1486 ed il 1487. I due frati rimproveravano tutti coloro, soprattutto religiosi e studiosi, che minimizzavano le credenze popolari ritenendole superstizioni: occorre ricordare che molti eminenti rappresentanti del cristianesimo dubitavano della reale presenza di streghe e stregoni. Il Malleus Maleficarum rimase sino al XVII secolo il manuale più consultato dagli inquisitori che si occupavano di caccia alle streghe, sia cattolici che riformati, perché spiegava proposizione per proposizione come comportarsi in ogni occasione.

Il Martello delle Streghe – questa una delle traduzioni più conosciute – non fu mai adottato ufficialmente dalla Chiesa cattolica, ma non fu mai inserito nell’indice dei libri proibiti.
Il Malleus Maleficarum non rappresentò una novità: gran parte del contenuto era estrapolato dal Directorium Inquisitorum di Nicolas Eymerich e dal Fornicarius di Joahnnes Nideri.
Il libro è diviso in tre parti: della natura della stregoneria, dell’utilizzo della stregoneria e della cattura, del processo, della detenzione e dell’eliminazione fisica della strega.
Il Malleus Maleficarum stabiliva l’indissolubile legame tra stregoneria e sesso femminile, autorizzando la soluzione finale. Utilizzando le parole di Ester Cohen risulta che: “Nelle sue pagine la strega fu fissata e racchiusa in una cella dalla quale non riuscirà ad uscire prima degli inizi del XVIII secolo”.
La paura del diavolo fu la principale causa del fenomeno relativo alla caccia alle streghe?
Probabilmente si, necessario e sufficiente.
Vorrei aggiungere particolari poco noti o dimenticati nelle nebbie del tempo.
Un passaggio importante è legato alla medicina ufficialmente riconosciuta. Negli anni che seguirono la pubblicazione del Malleus Maleficarum l’inquisizione fu coadiuvata da coloro svolgevano la professione medica.
Quali i motivi alla base del loro intervento?
Per spiegare tali motivazioni dobbiamo introdurre la presenza delle donne sagge [sage-femmes] identificate con la figura delle levatrici. Queste donne erano in grado di alleviare i dolori del parto quando, al massimo, alle partorienti era consigliato di pregare. Nella Bibbia ritroviamo scritto: “[…] alla donna disse moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà.”
Dove ritroviamo le levatrici in questo vorticoso rincorrersi del tempo?
Nel Malleus Maleficarum le sage-femmes erano un pericolo da affrontare, poiché causavano i danni maggiori arrivando ad uccidere i bambini per offrirli al demonio. Le levatrici debbono essere cancellate dalla storia. La religione cura con la parola, le sage-femmes con sostanze reali che potevano lenire i dolori: tra il parroco e la levatrice, la partoriente chi ascoltava?
Per la stessa natura della professione svolta, queste donne erano vulnerabili poiché si poteva facilmente imputare loro la morte del bimbo, in un tempo dove 1/5 dei bambini moriva alla nascita o nei primi mesi di vita. L’accusa alla levatrice era funzionale e plausibile, offrendo ai genitori uno strumento di vendetta.
Le levatrici erano chiamate ad aiutare ma anche accusate.
Erano necessarie ma temute.
Furono un dono.
Lo compresero tardi.
Dobbiamo cercare nella cenere dei roghi la comprensione di questa figura femminile.
Le conoscenze di queste donne furono gradualmente assorbite dalla medicina ufficiale, lasciando scomparire una figura che riuscì a sopravvivere nella cultura contadina ancora legata alla natura.

La visione di queste donne risulta, agli occhi dell’uomo moderno, confusa e corrotta: come spiegare l’interpretazione dei contemporanei?
Potrebbe venirci in aiuto un medico veronese, Alessandro Benedetti, vissuto a cavallo tra il XV ed il XVI secolo: l’ostetrica deve essere robusta, giovane, prudente, provvista di una disposizione naturale a quest’esercizio e alquanto audace. Cerchi tener sollevato l’animo della primipara, non dimostri eccessiva avidità di denaro, sia faceta ed ilare e sempre pronta a rimuovere in modo adeguato e rapido ogni difficoltà ed ostacolo al normale procedere del parto. Sia intelligente ed anziché perdersi in chiacchiere, non si dimostri lenta nell’operare come nel legare il cordone al neonato. E’ necessario che sia religiosa perché spesso il feto nasce come morto ed in tal caso se prima di legare il cordone è respinto il sangue dentro, il bambino che altrimenti sarebbe morto può sopravvivere, come se avesse avuto un nutrimento.
Ritengo che tutte le cause furono necessarie ma non sufficienti, ad eccezione di una: la paura del diavolo.
L’immaginaria figura del demonio, scaturita dalla mente di misogini e sadici, costò la vita a decine di migliaia di donne, la cui unica colpa fu di proporre aiuto al prossimo.
Il Malleus Maleficarum permise ad intere generazioni di uomini di staccare la spina del proprio cervello, ragionando in funzione di quello che trovavano all’interno del libro.
A partire dal 1487, e sino alla fine del 1600, il manuale per gli inquisitori fu stampato e venduto in oltre 30000 copie: solo la Bibbia nello stesso periodo trovò maggiore successo.

BIBLIOGRAFIA

  • Michael Baigent e Leigh Richard. L’inquisizione. Persecuzioni, ideologia e potere. Il saggiatore, 2004
  • Gianbattista Beccaria. Le streghe di Baceno in Domina et Madona. Antiquarium Mergozzo, 1997
  • Natale Benazzi, Matteo D’Amico. Il libro nero dell’inquisizione. La ricostruzione dei grandi processi. Piemme, 1998
  • Cammilleri Rino. La vera storia dell’inquisizione. Piemme. 2006
  • John Edwards. Storia dell’inquisizione. Tra realtà e mito. Oscar Mondadori, 2006
  • Franco Cardini, Marina Montesano. La lunga storia dell’inquisizione. Luci e ombre della «leggenda nera». Città Nuova Editrice, 2005
  • Brian P. Levack. La caccia alle streghe in Europa. Laterza, 2012
  • Alessandra Micheli. I roghi delle streghe, storia di un olocausto. Caravaggio Editore, 2008
  • Giovanni Romeo. L’Inquisizione nell’Italia moderna. Laterza, 2002
  • Pietro Tamburini. Storia generale dell’Inquisizione, 1862
  • Sebastiano Vassalli, La Chimera. Giulio Einaudi Editore, 1990

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