Acanto ed altre antiche essenze

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Incamminandosi nella storia dell’arte s'incontrano molte ispirazioni floreali. D'altronde, l’espressione artistica è nata quando la natura era tutto: cielo, terra, animali (uomini compresi) e vegetali. Era lei che creava, sfamava, stupiva, curava, feriva, uccideva... ogni potere era suo...
AnnaBernasconi_160605
Incamminandosi nella storia dell’arte s’incontrano molte ispirazioni floreali. D’altronde, l’espressione artistica è nata quando la natura era tutto: cielo, terra, animali (uomini compresi) e vegetali. Era lei che creava, sfamava, stupiva, curava, feriva, uccideva… ogni potere era suo! 

Ci ha ispirato decorazioni ornamentali e soprattutto comunicative, suggerendo simboli tramite cui rappresentare la vita e la morte e tutte le esperienze e speranze ad esse legate: un linguaggio collettivo! Temo però che col tempo si siano sovrapposte tante collettività e sempre più personalizzazioni e che le tante “essenze” di ognuna non si siano unite in un’armoniosa fragranza ma confuse in un indefinibile odore. Qualcuno sa ancora usare quei linguaggi ma ne risulta un prezioso condividere collettivo o uno sfoggio di cultura tra pochi?

Nonostante il pessimismo di questi sovrappensieri credo di percepire in molti la voglia di riscoprire il passato e personalmente mi piace cercarne qualche pezzetto tramite i soggetti che mi ispirano a creare, facendo qualche passo indietro, verso le loro origini e la loro “essenza”.

Quello che ha dato il via a pensieri e progetti è la foglia d’acanto, elemento tipico del capitello corinzio. Esiste una leggenda che ne racconta l’ispirazione, narrando di Callimaco che avrebbe visto un cespo di acanto fare da piedistallo ad una tegola quadrata. La tegola doveva fare da coperchio ad una cesta contenente oggetti personali di una giovane defunta ma il contenitore era stato adagiato sulla tomba della ragazza dalla sua nutrice e col tempo v’era cresciuta attorno la pianta, ispirando sia l’elemento architettonico che la sua associazione al concetto di immortalità.
Cercando l’acanto è facile trovare le palmette: capita che i due vegetali vengano rappresentati insieme, alternatamente o in punti diversi di un’unica struttura e a volte si può restare nel dubbio se sia l’una o l’altra; sicuramente succede perchè sono stilizzazioni di fogliami dal portamento simile ma forse accade anche perchè una forma può aver ispirato l’altra, magari la più lineare palmetta potrebbe essere stata l’idea di partenza ed i frastagliati contorni dell’acanthus spinosus o dell’acanthus mollis uno spunto per arricchirla. Non posso certo dire d’aver inventato un nuovo iter, ispirandomi all’arte del passato per le nuove creazioni!

Forme simili e tante varianti, perchè stilizzate da tante mani differenti, perchè suggerite da sempre più spunti e personalizzazioni e perchè realizzate in tante… pose! Di fronte o di lato, dall’alto o dal basso ma soprattutto, leggendo a proposito di queste decorazioni, nelle analisi viene sovente specificato se si tratta di forma “chiusa” o di forma “aperta”. Ma i vegetali a tema non sono finiti e tra poco troveremo un vero e proprio sbocciare.

Complichiamo ancora un po’ le idee (o forse è meglio dire la vista)? Le palmette hanno anche altri compagni di viaggio nell’arte: si trovano spesso insieme a fiori di loto papiri ed anche questa volta, ammirando le varie forme stilizzate, riconoscere quale pianta il decoratore abbia voluto rappresentare può richiedere un po’ d’attenzione.
Il loto è senz’altro una pianta eccezionale, infatti sono molte le culture in cui assume un valore simbolico, spesso legato al fatto che si sviluppa in habitat fangosi per poi crescere salendo nell’acqua fino ad uscirne, sbocciando in un fiore immacolato e profumato e che produce semi che possono rimanere vitali per centinaia di anni; tutto questo non può che ispirare purezza, elevazione spirituale, nascita, rinascita… addirittura l’inizio di tutto: la creazione del mondo.

A proposito della creazione del mondo mi hanno particolarmente affascinata delle immagini di antiche colonne egiziane costruite proprio come fossero fiori di loto o papiri (simili nella struttura e quindi nella simbologia), con in cima allo stelo un capitello dalle sembianze di calice floreale, sorreggendo il tempio con una bellissima struttura ma rendendolo anche luogo d’eccezionale sacralità, ricreando uno stagno primordiale.

Le radici simboliche di queste piante possono arrivare oltre (nel tempo e nella geografia) a quanto io ho accennato e quindi non ho saputo farvi annusare perfettamente le “essenze” di queste piante ma forse ve ne ho fatto almeno percepire un sentore, spero gradevole e stimolante.



Anna Bernasconi
Blog personale \”Tra Realtà e Fantasia\” al link annabernasconi.blogspot.com

Note bibliografiche:

lo spunto dell’atmosfera primordiale nei templi arriva da \”Arte egiziana\” un piccolo libro di Rose-Marie Hagen e Rainer Hagen, edito da TASCHEN, casa editrice specializzata in libri d’arte e che propone ottimi materiali illustrativi anche a prezzi particolarmente accessibili.

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