Salvati dalle acque

«Mia madre fu scambiata alla nascita, mio padre non lo conobbi. I fratelli di mio padre amarono le colline. La mia città è Azupiranu, che è collocata sulle rive dell’Eufrate. La mia madre ‘scambiata’ mi concepì, in segreto mi partorì. Mi mise in un cesto di giunchi, col bitume ella sigillò il coperchio. Mi gettò nel fiume che si levò su di me. Il fiume mi trasportò e mi portò ad Akki, l’estrattore d’acqua. Akki, l’estrattore d’acqua, mi prese come figlio e mi allevò. Akki, l’estrattore d’acqua, mi nominò suo giardiniere. Mentre ero giardiniere, Ishtar mi garantì il suo amore e per quattro e […] anni esercitai la sovranità. »[1]  
Queste parole si riferiscono a Sargon di Akkad, noto come Sargon il Grande. Fu imperatore accadico dal 2335 al 2279 prima della nascita del Cristo. Facilmente rintracciabili sono le analogie relative alla salvezza di Mosè. Un uomo della famiglia di « Levi andò a prendere in moglie una figlia di Levi. La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello e lo tenne nascosto per tre mesi. Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese un cestello di papiro, lo spalmò di bitume e di pece, vi mise dentro il bambino e lo depose fra i giunchi sulla riva del Nilo. La sorella del bambino si pose ad osservare da lontano che cosa gli sarebbe accaduto. Ora la figlia del faraone scese al Nilo per fare il bagno, mentre le sue ancelle passeggiavano lungo la sponda del Nilo. Essa vide il cestello fra i giunchi e mandò la sua schiava a prenderlo. L’aprì e vide il bambino: ecco, era un fanciullino che piangeva. Ne ebbe compassione e disse: «È un bambino degli Ebrei». La sorella del bambino disse allora alla figlia del faraone: «Devo andarti a chiamare una nutrice tra le donne ebree, perché allatti per te il bambino?». «Va’», le disse la figlia del faraone. La fanciulla andò a chiamare la madre del bambino. La figlia del faraone le disse: «Porta con te questo bambino e allattalo per me; io ti darò un salario». La donna prese il bambino e lo allattò. Quando il bambino fu cresciuto, lo condusse alla figlia del faraone. Egli divenne un figlio per lei ed ella lo chiamò Mosè, dicendo: «Io l’ho salvato dalle acque!».[2]

Ogni storia dello spirito ha inizio dall’acqua. Egitto, prima di Sargon il Grande. Agli albori della prima dinastia, intorno al 3400 avanti Cristo circa, apparvero improvvisamente scrittura, aritmetica, medicina ed una complessa religione: tutto questo senza che via sia traccia d’evoluzione in nessuna di queste discipline. Egitto terra di mistero?
Con molta probabilità queste discipline furono importate durante il IV millennio avanti Cristo. Notoriamente le culture importate non esprimono il massimo sviluppo durante la prima fase, ma nel momento in cui i nativi ne imparano le tecniche. All’interno della corposa religione dell’antico Egitto si trova un Dio salvato dalle acque: Osiride. La leggenda egizia, narrata da Plutarco, affermava che Osiride, dopo aver migliorato le condizioni di vita dei suoi sudditi, lasciò l’Egitto ed andò in giro per il mondo, per portare ad altre nazioni i benefici della civiltà. Nel periodo in cui era lontano dall’Egitto 72 membri della sua corte, capeggiati dal cognato Seth, tramarono contro di lui. Al suo ritorno fu invitato ad un bacchetto, durante il quale una cassa di legno ed oro fu offerta all’ospite che vi fosse adattato alla perfezione. Osiride non sapeva che la cassa era modellata sulle sue misure. Tutti gli ospiti del banchetto tentarono di entrarvi, senza successo. Osiride si distese comodamente dentro. Prima che riuscisse ad uscire i cospiratori si affrettarono a chiudere la cassa inchiodando il coperchio e tappando con il piombo tutte le fessure. Osiride non poteva respirare. Seth decise di gettare la cassa nel Nilo. Il sarcofago discese il fiume sino al mare per arenarsi nei pressi di Biblo dove un’acacia lo avvolse con i propri rami. Iside alla disperata ricerca di Osiride giunse a Biblo dove, dopo aver vissuto da comune mortale all’interno della corte della regina Nemano, riuscì ad ottenere la cassa di legno ed oro. Iside tentò vanamente di resuscitare Osiride, ma ne rimase fecondata. Qualche tempo dopo nacque Horus. Seth ritrovò la cassa con il corpo di Osiride. Preso dalla rabbia decise di smembrarlo e disperdere i pezzi per l’Egitto. Iside, dopo essersi liberata dalla prigionia imposta da Seth, ritrovò il corpo di Osiride e lo ricompose mummificandolo.  Vi ho proposto le tre leggende – due delle quali incredibilmente identiche – per meglio comprendere l’importanza dell’acqua all’interno delle religioni. L’ordine dell’elenco potrebbe essere il seguente: Osiride, Sargon il Grande e Mosè.  Possiamo ritenere che la leggenda di Mosè, non esistono documenti storici che comprovano la reale esistenza del legislatore, si basi su quanto pervenuto dalla Mesopotomia sotto forma di racconto sulla sorte di Sargon il Grande?

L’elenco sarebbe incompleto senza una menzione a Romolo e Remo: Numitore ed Amulio erano fratelli che si contendevano il trono di Albalonga. Amulio cacciò il fratello e costrinse la figlia di Numitore, Rea Silvia, a diventare vestale. La ragazza in questo modo non avrebbe potuto sposarsi e generare figli. La ragazza fu amata da Marte e dal loro rapporto nacquero Romolo e Remo. Rea Silvia fu condannata a morte e gettata nel fiume Aniene. I figli furono messi in una cesta ed affidati alla corrente del fiume. La cesta si adagiò nei pressi di un fico – altre fonti riportano una grotta. Una lupa, scesa al fiume per abbeverarsi, udì il vagito dei bimbi. Li raggiunse e si mise ad allattarli – altre fonti riportano anche la presenza di un picchio portatore di cibo. Poco tempo dopo il cesto fu rinvenuto da un pastore di nome Faustolo che decise, insieme alla moglie Acca Larenzia, di salvare i bimbi dalle acque e crescerli come figli suoi. La data della fondazione di Roma è stata fissata al 21 aprile del 753 avanti Cristo. Datazione riportata dallo storico latino Varrone in conformità a calcoli effettuati dall’astrologo Lucio Taruzio. Sargon il Grande, Mosè ed ora Romolo e Remo. Bimbi lasciati alla deriva nelle acque all’interno di un cesto. Bimbi salvati dalle acque. Molto interessante cercare di comprendere il ruolo dell’acqua nelle antiche religioni. La Genesi della Bibbia. «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. »[3] Non solo Bibbia.  In molti miti della creazione del mondo l’acqua rappresenta la sorgente d’ogni forma di vita: è associata alla fecondità femminile. Il concetto dell’acqua che genera la vita, come abbiamo visto nelle leggende sopra descritte, fu elaborato in Mesopotamia, da qui è stato trasmesso all’ebraismo e da questi al cristianesimo e all’islam. Prima dell’elaborazione dell’acqua come fonte di vita nella terra compresa tra il Tigri e l’Eufrate esistevano credenze similari?

Fin dalla Preistoria il complesso Acqua-Luna-Donna era percepito dalle popolazioni come il circuito della fecondità. In vari siti Neolitici, nella civiltà detta di Walternienburg-Bernburg, l’acqua era rappresentata con segno VVV, che rappresenta anche il più antico geroglifico egiziano dell’acqua corrente. [4] L’acqua diventa sostanza magica e medicinale per eccellenza: guarisce, ringiovanisce, assicura la vita eterna. Il mio interesse per i Salvati dalle Acque è da leggere in riferimento al rito del Répit o Ritorno alla vita dei bimbi nati-morti. Questo rito, ritrovato nella forma moderna e cristianizzata in Provenza intorno alla metà del XIII secolo, pianta le proprie radici in un lontano passato. I seguaci del cristianesimo hanno cercato il battesimo ad ogni costo per elevare il proprio figlio nato-morto alla luce del Paradiso. Non potevano permettere che l’anima restasse nell’eterno limbo o, nelle considerazioni peggiori, tra le fiamme dell’inferno. [5]

I genitori dei bimbi si trascinavano per giorni alla ricerca del Santuario che potesse intercedere per loro e per l’anima del piccolo. Chiedevano e pregavano il miracolo del momentaneo risveglio per impartire il battesimo. Il battesimo nasce per immersione nell’acqua.  L’immersione equivale a purificazione: tutto si scioglie nell’acqua, ogni forma si disintegra e qualsiasi storia è abolita.[6] Il simbolismo antico ed universale dell’immersione nell’acqua come mezzo di purificazione, o rigenerazione, fu accolto dal cristianesimo ed arricchito di nuove valenze religiose. Il battesimo impartito da Giovanni mirava alla redenzione dell’anima ed al perdono dei peccati. Nel vangelo di Luca troviamo: «Vi battezzo con l’acqua, ma colui che è più forte di me vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco. »[7] Nel cristianesimo il battesimo divenne il principale strumento di rigenerazione spirituale, perché l’immersione nell’acqua battesimale equivale alla sepoltura di Cristo. San Paolo scrive: «Ignorate voi tutti che noi tutti battezzati in Cristo Gesù siamo stati battezzati nella sua morte?». Il ritorno alla vita dei bimbi nati-morti come avveniva? I genitori si recavano al santuario prescelto poggiavano il corpo del bimbo nei pressi di un’icona, che svolgeva il ruolo d’intercessore per il ritorno alla vita, ed iniziavano a pregare.  Nel momento in cui apparivano segni inconfutabili di ritorno alla vita, il bimbo era battezzato – spesso sotto condizione – con l’acqua dall’officiante. Molti santuari del respiro o del ritorno alla vita si trovavano nei pressi di sorgenti. Scrive Mircea Eliade: «Alla multivalenza religiosa dell’acqua corrispondono, nella storia, numerosi culti e riti incentrati intorno alle sorgenti, ai fiumi e ai corsi d’acqua. »[8] Il culto delle acque mostra un’impressionante continuità nella storia. Nessuna rivoluzione religiosa ha potuto abolirlo, alimentato dalla devozione popolare. Il culto delle acque finì per essere tollerato anche dal cristianesimo. Acqua fonte di vita iniziale. Acqua fonte di restituzione della vita. L’acqua utilizzata per impartire il battesimo, sotto condizione, ai bimbi tornati dalla morte. Dopo aver letto e scritto molto sul Répit una domanda mi sorge spontanea: Sargon il Grande, Osiride, Mosè, Romolo e Remo possono ritenersi i primi ritornati dalla morte? Prima di rispondere sottraiamo Osiride da questo elenco: Sargon, Mosè, Romolo e Remo non erano bimbi lasciate in un cesto alla deriva nell’acqua? Acqua che dona la vita. Acqua che restituisce la vita. Forse non ci hanno raccontato tutto.


Fabio Casalini

Bibliografia
Casalini Fabio e Francesco Teruggi. Mai Vivi, Mai Morti. Giuliano Ladolfi editore, 2015
Eliade Mircea. Trattato sulla storia delle Religioni. Bollati Boringhieri, 1976
Pallottino Massimo. Origini e storia primitiva di Roma. Rusconi editore, 1993
Tosi Mario. Dizionario enciclopedico delle divinità dell’Antico Egitto. Ananke, 2004
Note
[1] Testo neoassiro risalente al VII a.C.
[2] Esodo 2
[3] Genesi 1
[4] Mircea Eliade, Trattato di storia delle Religioni. 1976
[5] Fabio Casalini e Francesco Teruggi, Mai Vivi, Mai Morti. 2015
[6] Mircea Eliade, Trattato di storia delle Religioni. 1976
[7] Vangelo di Luca 3,16
[8] Mircea Eliade, Trattato di storia delle Religioni. 1976
FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità… sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

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