Il mistero delle donne scomparse

Domenico Bigordi detto il Ghirlandaio, Assegnazione della dote, XV sec., Firenze, chiesa di S.Martino del Vescovo.

Il più grande mistero del medioevo italiano è un affare da storici, archeologi, e ha una bibliografia scarna. Eppure attende una spiegazione plausibile, o forse in pochi sono interessati a trovarla perché si potrebbe scoprire politicamente scorretta. 

Di cosa parliamo?
Il termine tecnico è sex ratio. 
Non si tratta di una discussione tra sessualità e razionalità, ratio sta per rapporto e sex per sessi: tradotto il rapporto tra i sessi. E cioè ogni cento femmine quanti maschi ci sono. Nel mondo oggi il rapporto è stimato 1.01 e cioè ogni cento femmine ci sono 101 maschi. Ma nella maggior parte dei paesi occidentali non è così, e il rapporto è sotto l’uno, seppure per cifre centesimali. Merito della maggior longevità femminile o demerito dei vizi maschili: spararsi, ubriacarsi, ecc.
Alla nascita però tutti gli studi rilevano come vi sia una maggioranza di neonati maschi a tutte le latitudini tra i 103 e i 108 ogni 100 neonate, se non si adottano metodi di selezione come in Cina (e cioè aborti dopo diagnosi prenatale o persino infanticidi).
Cosa c’entra con il medioevo italiano. Ebbene, la stragrande maggioranza delle necropoli italiane analizzate e risalenti tra il VI e il XIV secolo presentano un numero di resti maschili molto superiori a quelli femminili. Tradotto: nel nostro Medioevo le donne erano una minoranza della popolazione. 
Trovate i dati nell’interessante Il mistero delle donne scomparse. Sex-ratio e società nel medioevo italiano della ricercatrice Irene Barbiera (2008). In uno studio condotto su 28 necropoli risalenti tra il VI e il XIV secolo dal nord al sud Italia vi è una sex ratio media di 170 maschi su 100 femmine. “Tra l’alto e il basso medioevo si registra un leggero miglioramento, infatti, tra il VI e il IX secolo, la sex ratio media è di 185 maschi su 100 femmine, mentre tra il X e il XIV secolo essa risulta essere di 150:100. Ad ogni modo, i dati delle singole necropoli variano da un minimo di 116 maschi su 100 femmine, visibile in due necropoli, a un massimo di 263 su 100. In dieci necropoli il numero degli uomini è circa il doppio rispetto a quello delle donne”.
Lo studio evidenzia peraltro come in alcune necropoli italiane precedenti e successive (epoca romana ed evo moderno, cioè dal Cinquecento in poi) la sex ratio è più equilibrata e prossima a 1:1, e lo è anche nel periodo medioevale in necropoli non italiane (“la proporzione tra i sessi risulta in linea di massima equilibrata in diversi siti scavati in Ungheria, Slovenia, Austria, Germania e Repubblica Ceca”, Barbiera cit.).
E allora la domanda è: cosa è successo alle donne in Italia nel Medioevo? Dove sono finiti i loro corpi? O forse quei corpi non ci sono mai stati perché sono stati eliminati alla nascita? Siamo di fronte a un genocidio di genere durato 8 secoli? Ma è possibile che una tale selezione di così vasta diffusione possa essere avvenuta per secoli senza lasciare traccia nei documenti, nella tradizione? Oppure per secoli frotte di maschi senza famiglia hanno colonizzato la penisola? O ancora dobbiamo pensare a ratti, rapimenti, deportazioni? O basta a spiegarlo il fatto che le donne era sfruttate nell’accudimento, nel lavoro nei campi e morivano di parto? Ma fossero morte anche giovani dove sono i loro corpi?
Proviamo a valutare le possibili ipotesi. Barbiera nel suo studio scarta quella dell’invasione di guerrieri longobardi, difficile che potessero per così lungo tempo squilibrare il rapporto tra i sessi per quanti maschi “single”, diremmo oggi, fossero. 
La vera questione è il fatto che sino alla maggiore età non si può essere certi del sesso dall’analisi delle ossa. E quindi non si può stabilire se il sex ratio è squilibrato sino dall’età infantile o meno. I corpi femminili mancano, cioè le neonate venivano fatte scomparire o morivano bambine, ragazze, perché si preferiva sfamare prima i maschi?
Tra le ipotesi vi sono infatti l’infanticidio femminile e il diverso trattamento delle bambine rispetto ai bambini. 
“Esistono diversi documenti antichi e medievali, che testimoniano la diffusione di pratiche di abbandono dei bambini – scrive Barbiera -. Secondo uno studio di Boswell l’abbandono, praticato soprattutto presso i ceti poveri, sarebbe stato molto più frequente in età altomediavale, rispetto alle epoche precedenti. Questa pratica assumeva più spesso la forma di vendita dei bambini. Cassiodoro, ad esempio, testimonia, che nel VI secolo in Lucania, nel corso di una grande fiera i genitori vendevano i propri figli. «Ci sono ragazzi e ragazze messi in mostra, divisi per sesso e per etá, che vengono messi in vendita non in seguito alla schiavitù ma in seguito alla libertà: a buon diritto i genitori li vendono perché traggono profitto dalla loro servitù. E, in effetti, essi stanno meglio come schiavi, se per questo motivo possono essere trasferiti dal lavoro nei campi al lavoro domestico nelle città». Ma un conto è l’abbandono, un conto l’infanticidio che veniva severamente punito.
Per quanto riguarda l’ipotesi che le bambine fossero discriminate dal punto di vista nutrizionale le analisi paleonutrizionali della necropoli altomedievale di Collegno riportate nello studio di Barbiera hanno permesso di rilevare che la dieta riservata alle donne era più completa rispetto a quella degli uomini. “In questo caso, in cui, come si è visto, il numero di donne risulta essere il 27%, contro il 65% degli uomini, si potrebbe ipotizzare che ad una discriminazione delle bambine nei primi anni di vita, seguì poi un miglior trattamento delle poche donne sopravissute, negli anni dell’adolescenza ed in età adulta, soprattutto nel periodo della gravidanza e del parto. A questo proposito è emerso come, contrariamente a quanto comunemente si ritiene, il regime alimentare nell’altomedioevo era relativamente ricco ed equilibrato, soprattutto rispetto all’età romana (Barbiera 2008)”, lo dimostra l’aumento della statura sia tra gli uomini sia tra le donne.
Quindi nessuna ipotesi per Barbiera può essere valutata come esaustiva. “I dati disponibili, relativi ad una possibile discriminazione delle bambine, per quanto interessanti, sono piuttosto frammentari e di difficile interpretazione. Né le fonti scritte, né i dati antropologici permettono di concludere con certezza che nell’altomedioevo e nel medioevo le bambine fossero discriminate o uccise”. 
E poi perché solo in Italia in quei secoli, dalle Alpi allo Ionio, questo fenomeno avrebbe inciso in questo modo preponderante? Perché solo in Italia un simile genocidio, quando la religione dominante invitava comunque a salvare con la ruota degli esposti anche i figli o le figlie del peccato o indesiderati? 
Francesco Botticini, Santa Monica in trono con le suore agostiniane, Basilica di Santo Spirito. Firenze
Altri hanno avanzato l’ipotesi che il duro lavoro nei campi e il parto siano tra le cause di mortalità femminile, ma d’altro canto per gli uomini c’erano le guerre come causa di mortalità maggiore rispetto alle donne. E poi perché solo o soprattutto in Italia e non in Germania?
Conclude Barbiera: “Credo che un quadro più chiaro potrà emergere quando si sarà in grado di determinare il sesso di tutti gli individui, compresi i bambini e i giovani, tramite le analisi del DNA. […] Si potrebbe, in tal modo,verificare se la sproporzione tra i sessi è dovuta ad un errore nelle analisi antropologiche o meno. Una volta esclusa questa possibilità, si potrebbe verificare se la sproporzione tra i sessi sia visibile già dall’età infantile oppure in quale fascia di età si verifichi, permettendo di chiarire le dinamiche che portarono ad una mancanza così evidente di donne”.
A oggi non esiste dunque una teoria che appare più convincente delle altre. E cercare di risolvere la questione non appare peraltro in cima ai pensieri della maggior parte degli storici. Peccato, perché una società con poche donne riflette inevitabilmente comportamenti (il fenomeno del celibato come nel caso del monachesimo o degli ordini cavallereschi), norme, leggi, economie. E potrebbe essere un elemento nuovo per spiegare gli angoli ancora bui del nostro medioevo. Per ora appare comunque quasi certo che nel Medioevo italiano c’erano poche donne in circolazione. Resta da rispondere: perché?
Andrea Dallapina

BIBLIOGRAFIA

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