Le pietre sono un mondo diverso e sconosciuto

Pietra che sorregge il Santuario dalla Gurva a Calasca Castiglione. Segni di cristianizzazione del masso

Utilizzando le parole di Mircea Eliade, la pietra è.

Mircea Eliade nacque a Bucarest nel 1907 e si spense a Chicago nel 1986. E’ stato uno storico delle religioni, antropologo, scrittore e saggista. Uomo di grande cultura, assiduo viaggiatore. Parlava correttamente otto lingue – tra cui il sanscrito ed il persiano. 
Chiunque voglia iniziare un percorso di conoscenza delle antiche religioni incontra i suoi saggi, non sempre facili ma di grande impatto emotivo e storico.
La pietra è.
In queste scarne parole vi è tutta la sostanza della materia.
La pietra rimane sempre se stessa e perdura nel tempo.
Vi era prima di noi, ci accompagna lungo il cammino e sarà dopo di noi.
Anche nella coscienza religiosa dell’antico abitante questo concetto era contemplato.
La pietra non solo rimane se stessa ma colpisce. 
L’uomo primitivo prima di utilizzarla la colpiva: lo sguardo anticipava il corpo.
La pietra non è umana: l’uomo nell’incontro con la roccia si avvicina ad una realtà diversa. 
Un mondo diverso.
Per gli antichi le pietre appartengono al divino, sono rappresentazioni del divino.
Le antiche popolazioni adoravano la pietra in quanto tale?
Difficile da supporre.
Scivolo della fertilità presso il Monte Zuoli ad Omegna – Verbania
L’uomo adorava la pietra in quanto manifestazione di un mondo diverso a lui sconosciuto. 
Una particolare forma di pietra sacra è rappresentata dalla pietra fecondatrice. L’idea di base è inerente al fatto che determinate pietre possano fecondare le donne. Alcune pratiche sussistono ancora nel XIX e XX secolo.
Dalle pietre fecondatrici si giunge per inerzia alla scivolata: per avere figli le donne scivolavano lungo una pietra consacrata. Se poi scivolassero o ci girassero intorno o si sfregassero ancora non è un dato certo. Tra gli studiosi la scivolata rimane l’ipotesi più accreditata, anche se personalmente la trovo di difficile esecuzione poiché tale movimento avrebbe potuto creare danni al fisico delle donne.
Alla scivolata si accoppia la frizione che viene praticata per diversi svariati motivi inerenti la salute, ma specialmente dalle donne sterili.  Nella zona di Saint-Renan, in Francia, la donna che desiderava un figlio si coricava per tre notti consecutive sopra una grande roccia. Nella stessa zona i novelli sposi venivano a strofinare il ventre contro la pietra, chiamata cavalla di pietra. La pratica non è esclusiva della zona chiamata Finistère, ma era abituale in tutto l’arco alpino, con varianti di valle in valle. 
Pietra con segni di cristianizzazione presso Calasca Castiglione – Verbania
Sempre in Francia, a Carnac, le donne andavano a sedersi sopra un dolmen sollevando la gonna. Battevano le natiche ed utilizzavano la roccia come elemento fallico che nasceva dalla terra. 
L’uomo moderno ha dimenticato le antiche pratiche.
Ha voluto lasciarsi alle spalle il passato.
Il corpo ricorda quello che la mente dimentica.
L’avvento della nuova religione – il Cristianesimo – cercò di impedire queste pratiche piantando una croce sulla roccia, il più delle volte cristianizzando il masso con simboli legati alla propria fede. 
Un’altra pratica era quella di porre candele accanto alla pietra sacra per raccoglierne l’olio che era stato preventivamente sparso sopra di esse. Si presume che anche questa – antica – pratica avesse effetto curativo in riferimento alla fertilità.
Non dobbiamo limitarci alla sola richiesta di procreare.
Numerosi megaliti favoriscono i primi passi dei bimbi o assicurano loro buona salute. In Francia i genitori portavano il neonato alla pietra forata e lo facevano passare attraverso il foro. Era il battesimo della pietra destinato a preservare il bambino  da malefici. Possiamo comprendere come il battesimo cristiano abbia sostituito questo procedimento, con l’aggiunta di liberarsi dal peccato originale, problema mentale che gli antichi abitanti non dovevano affrontare. 
A Cipro, esattamente a Pafo, il foro era simbolo universale per le donne sterili, poiché passano attraverso una roccia per chiedere la fertilità.
Il Cristianesimo ha combattuto ogni tipo di antico rituale: la loro sopravvivenza nonostante il clero è una prova del vigore di queste pratiche. 
La maggior parte delle altre cerimonie relative alle pietre sacre o consacrate sono del tutto scomparse. Rimane quello che avevamo di essenziale: la fede nella loro virtù fecondatrice. 
La nuova religione ha implementato – dove non riusciva a cancellare – queste credenze, rafforzandole con la presenza di un santo. Il cristianesimo ha trasformato la teoria della credenza in qualcosa di pratico, giustificandolo con la leggenda del santo che utilizza la pietra o con interazioni dei sacerdoti.
Santuario della Madonna della Gurva, Calasca Castiglione – Verbania
Un’analisi a parte, in questo nostro breve cammino di scoperta, merita la pietra su cui è addossato il santuario della Madonna della Gurva a Calasca Castiglione, in provincia di Verbania. Il luogo suscita mistero ed incredulità. Il mistero è legato alla presenza del masso cui è appoggiato il Santuario. L’originaria cappella è stata eretta direttamente sulla pietra, come se i simboli di cristianizzazione del masso non fossero utili a levare la sua primitiva forza – definita – pagana.  
La forza della nuova Madre per sconfiggere la forza della vecchia Madre. 
L’icona – in un tempo lontano – è stata protagonista di fatti prodigiosi, definiti miracolosi. Eventi legati alla trasudazione di sangue. Non siamo nuovi, in Ossola, ad assistere a manifestazioni di tale portata: ricordo la Madonna di Re ed il sanguinamento, non spontaneo, dell’icona affrescata sulla chiesa dedicata a San Maurizio.
Ritornando al masso, le domande si sprecano: da dove arriva? da quanto tempo si trova in quella posizione? 
Le domande non troveranno mai una risposta.
Cosa possiamo comprendere?
Il masso era legato ad antichi riti, non si spiegherebbero in altro modo i simboli di cristianizzazione, di cui si è persa memoria.
L’uomo ha scordato tutto questo, rimosso dalla forza della nuova religione.
Mai come in questo caso possiamo affermare che il tempo andato non ritorna più.

Fabio Casalini



Bibliografia


Eliade Mircea, Religioni del Mediterraneo e del Vicino Oriente antico (11º volume dell’Enciclopedia delle religioni -17 volumi- diretta da Mircea Eliade), Milano: Jaca Book, 2002

Eliade Mircea, Religioni dell’Eurasia (12º volume dell’Enciclopedia delle religioni -17 volumi- diretta da Mircea Eliade), Milano: Jaca Book, 2009
Eliade Mircea, Trattato di storia delle religioni, Torino: Bollati Boringhieri, 1999

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