Padre Pio ed i miracoli della politica del Novecento

Ci siamo lasciati al 1961 ed alla visita di Monsignor Maccari a San Giovanni Rotondo. Il motivo del viaggio era quello d’indagare circa le voci – contrastanti e preoccupanti – che giungevano dalla Puglia. 
Per comprendere la preoccupazione del Vaticano e della persona di Giovanni XXIII, dobbiamo tornare al 1960. Giovanni XXIII fu informato da monsignor Parente, assessore del Sant’Uffizio, del contenuto d’alcune bobine registrate nel convento e nel confessionale di San Giovanni Rotondo. Il Papa da mesi prendeva informazioni su tre donne, i cui nomi tornavano spesso nella vita di Padre Pio.

Carlo Maccari, inquisitore poi promosso Vescovo d’Ancona, raccolse le accuse contro Padre Pio in un dossier di oltre 200 pagine.
Prima di proseguire nel resoconto cronologico ritengo interessante proporvi uno stralcio dell’intervista a Maccari apparsa sull’Europeo del 16 agosto 1991: «Vi erano tre pie donne che comandavano Padre Pio al punto da renderlo schiavo. Erano loro che smistavano i confessandi. Padre Pio parlava a voce alta e non abbassava la tendina del confessionale. Loro sentivano tutto, sapevano chi era assolto e chi no, andavano in giro a dirlo. Addio segreto confessionale. Queste anime buone si facevano largo ad ombrellate per entrare in chiesa, dicevano che era loro diritto. E poi il traffico delle reliquie, tutte quelle pezzuole intrise di sangue di gallina…».[1]
Monsignor Maccari fece una relazione su tutto ciò che aveva visto in quel convento. Gran parte dei 125 frati aveva un’automobile ed il tenore di vita dei seguaci di Francesco d’Assisi era spropositato. Gruppi di donne sostavano nel convento anche la notte. Vi era un commercio di bende sporche di sangue, che come sappiamo dall’intervista era di gallina, al prezzo di 70.000 euro attuali. [2]
Vorrei tornare all’intervista rilasciata da Carlo Maccari per analizzare un aspetto poco noto: «Andavo spesso a Roma a prendere istruzioni. Mi accompagnavano in macchina alla stazione di Foggia. In molti sapevano i miei orari. Un giorno che ritorno alle prime luci dell’alba accadde un incidente inspiegabile: dietro ad una curva due fucilate colpiscono un’automobile come la mia, targata Roma. Al mio posto è stato ferito un povero bambino malato che andava da Padre Pio».[3]
L’inquisitore ammette pubblicamente di aver rischiato di morire nello svolgimento del proprio incarico. Ricorda molto da vicino la vicenda di Pietro da Verona, ma questa è un’altra storia.
Carlo Maccari era convinto che volessero ammazzarlo.
Il resoconto dell’indagine, e la reazione di Giovanni XXIII, le conosciamo grazie allo scrittore Sergio Luzzatto. Il Papa annota il 25 giugno del 1960 su quattro foglietti, rimasti inediti sino al 2007, le seguenti frasi: « Stamane da mgr Parente, informazioni gravissime circa P.P. e quanto lo concerne a S. Giovanni Rotondo. L’informatore aveva la faccia e il cuore distrutto. ». « Con la grazia del Signore io mi sento calmo e quasi indifferente come innanzi a una dolorosa e vastissima infatuazione religiosa il cui fenomeno preoccupante si avvia a una soluzione provvidenziale. Mi dispiace di P.P. che ha pur un’anima da salvare, e per cui prego intensamente ». « L’accaduto —cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur [se sono vere le cose riferite], dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona — fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente. Nella calma del mio spirito, io umilmente persisto a ritenere che il Signore faciat cum tentatione provandum, e dall’immenso inganno verrà un insegnamento a chiarezza e a salute di molti ». « Motivo di tranquillità spirituale per me, e grazia e privilegio inestimabile è il sentirmi personalmente puro da questa contaminazione che da ben 40 anni circa ha intaccato centinaia di migliaia di anime istupidite e sconvolte in proporzioni inverosimili ».[4]
Seguirono giornate, settimane e mesi confusi. Iniziarono le proteste popolari guidate dal sindaco di San Giovanni Rotondo, Morcaldi, contro i divieti a Padre Pio. Il Vaticano fu irremovibile nel suo atteggiamento. Anni burrascosi nel rapporto tra Santa Sede e convento di San Giovanni Rotondo. Nel 1962 Emanuele Brunatto tornò a Roma dove incontrò il segretario di Stato, cardinale Ottaviani. In quel periodo Brunatto stava preparando un dossier segreto contro il Vaticano.
Il 3 giugno del 1963 Papa Giovanni XXIII muore.
Il 30 luglio del 1964 il nuovo Papa, Paolo VI, comunicò ufficialmente che a Padre Pio era restituita ogni libertà nel suo ministero. Concesse anche l’indulto per continuare a celebrare, anche pubblicamente, la messa secondo il rito di Pio V.
Quale il prezzo per la completa libertà di Padre Pio?
In contemporanea alla restituzione dei diritti al frate di Pietralcina molteplici attività finanziarie gestite dal cappuccino con le stigmate passarono alla Santa Sede.
Guarino – nel libro Beato impostore – scrive che Paolo VI era un pontefice molto pragmatico e disinvolto, basti pensare a Marcinkus e Sindona. Padre Pio stava per compiere 80 anni. Era opportuno chiudere la contesa tra la santa Sede, da una parte, ed il convento di San Giovanni Rotondo, dall’altra, predisponendosi a raccogliere i frutti materiali dell’operato del frate. Lo IOR redasse due testamenti, che padre Pio firmò a maggio del 1964, ed una dichiarazione pubblica in cui il frate smentiva le varie notizie di stampa sul suo essere segregato. [5]
Non posso concludere la vicenda legata a Padre Pio senza ricordare l’uscita di scena di Emanuele Brunatto, il fedele custode di Padre Pio.
Dopo la vicenda dei magnetofoni nella cella e nel confessionale del frate pubblicò “Il libro bianco”. Correva il giugno del 1963. Brunatto sosteneva l’assoluta estraneità di Padre Pio dalle vicende che lo vedevano implicato. Secondo Emanuele Brunatto l’intento di questa campagna, contro il cappuccino, era di accaparrarsi i soldi che le opere del frate facevano giungere a San Giovanni Rotondo.
La sera del 9 febbraio 1965, Emanuele Brunatto, telefona ad un vecchio amico di Roma pregandolo di andarlo a trovare nel suo appartamento di Via Nazionale. All’amico chiede di prendere in consegna una grande quantità di materiale – tra cui documenti e bobine – e di celarlo in un luogo sicuro. L’interlocutore chiede una notte di tempo per recuperare un’automobile, che dovrà servire per il trasporto dell’ingente quantità di documentazione.
La mattina del 10 febbraio 1965 Emanuele Brunatto è trovato morto nel suo appartamento dalla donna delle pulizie.
La versione ufficiale della polizia afferma che Brunatto è stato stroncato da infarto. Altri sostengono una tesi diversa. Alcuni amici, tra cui un importante imprenditore veneto, parlano di avvelenamento da stricnina.
I documenti? Spariti.
Nessuna notizia su quotidiani nazionali e locali.
In una notte Emanuele Brunatto cessa di esistere, non solo di vivere.
Padre Pio muore nel 1968.
Nei giorni precedenti le stigmate spariscono.
Con molta probabilità per teologi e fedeli la sparizione delle stigmate è da considerarsi un miracolo ancora più grande della loro apparizione.
Il 21 gennaio del 1990 Padre Pio è dichiarato venerabile.
Il 2 maggio del 1999 Padre Pio è beatificato, poco prima del grande Giubileo voluto dal papa venuto dalla Polonia.
Un passaggio interessante, avvenuto durante la causa di beatificazione, attiene alle dichiarazioni di uno dei postulatori alla causa di Padre Pio, Gerardo di Flumeri che, con riferimento alle accuse di lussuria mosse nei confronti del cappuccino, disse: « Le pie donne sue penitenti erano tutte anziane, tutte virtuose e anche tutte prive di qualsiasi attrazione fisica. Eppure tutte furono inquisite da monsignor Maccari con la domanda brutale: avete fatto l’amore con lui? E quante volte? Ci fu una che disse di aver peccato. Padre Pio lo seppe eppure continuò a confessare con quella sventurata. Là tra tanta gente alle volte capitavano anche i matti».
Interessante l’analisi di queste parole.
Con riferimento alle donne, se non fossero state anziane, virtuose e poco attraenti?
Secondo aspetto: qualunque persona non la pensava come volevano a San Giovanni Rotondo era da considerare sventurato e matto?
Il 16 gennaio del 2002 Padre Pio diviene San Pio.
Tra i miracoli riconosciuti per la causa di santificazione: le stigmate, la bilocazione, la profezia e la scrutazione nei cuori dei fedeli.
Il 24 aprile del 2008 il cadavere fu estratto dalla tomba per darlo in visione ai fedeli.
L’evento ha dato una nuova spinta agli affari degli oltre 140 hotel ed affittacamere sorti nei pressi del convento, molti dei quali in deroga al piano urbanistico nell’anno santo del giubileo.
A fianco della salma furono posti distributori automatici di medaglie e ceri.
Il 19 aprile del 2010 la salma di Padre Pio è stata trasferita nella cripta all’interno della chiesa dedicata al santo. Il luogo di riposo è decorato con mosaici ed il soffitto ricoperto di foglia d’oro, ricavato dalla fusione degli ex voto che i fedeli negli anni hanno portato a San Giovanni Rotondo. Tutto questo sfarzo ricordando San Francesco d’Assisi ed il voto di povertà, cui tutti i francescani sono tenuti.
Nel mese di febbraio del 2016 il corpo di San Pio è stato esposto in Vaticano per la gioia di migliaia di fedeli che sono accorsi a fotografare, strofinare sciarpe e fazzoletti, pregare sul feretro che si faceva largo nelle strade di Roma.
Roma medievale.
Roma città eterna.
Alla fine la chiesa vince sempre.
Come concludere questa lunga narrazione sulle vicende del frate con le stigmate?
Risalendo al tempo in cui tutto ebbe inizio. Negli anni precedenti il 1920 Padre Pio fu trasferito, dopo aver ottenuto il congedo di un anno dall’esercito che lo reclamava in vista della guerra, nel convento di Foggia. Le visioni e le lotte con il diavolo erano talmente vigorose da spaventare il responsabile del luogo sacro che decise di scrivere al vescovo di Ariano Irpino, il quale commentò « il Medioevo è finito da un pezzo, e voi credete ancora a queste panzane?».[6]

Fabio Casalini
Bibliografia
Guarino Mario. Beato Impostore. Kaos edizioni. 1999
Luzzatto Sergio, Padre Pio. Miracoli e politica dell’Italia del Novecento. Giulio Einaudi editore, 2009
Renzetti Roberto. San Francesco ed i crimini dei francescani. Tempesta editore. 2013


[1] Intervista a Carlo Maccari apparsa sull’Europeo del 16 agosto 1991
[2] San Francesco ed i crimini dei francescani di Roberto Renzetti. Tempesta Editore. 2013
[3] Intervista a Carlo Maccari apparsa sull’Europeo del 16 agosto 1991
[4] Sergio Luzzatto, Padre Pio. Miracoli e politica dell’Italia del Novecento. Giulio Einaudi editore. 2009
[5] Mario Guarino, Beato impostore. Kaos 1999
[6] Mario Guarino, Beato impostore. Kaos 1999

BIBLIOGRAFIA

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