Gli angeli di Gaudenzio Ferrari

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Saronno, santuario della Beata Vergine dei Miracoli.
1532.
Bernardino Luini muore prima di ultimare gli affreschi della cupola.
I deputati del Santuario chiamano Gaudenzio Ferrari per assolvere l’impegnativo compito di concludere i lavori d’abbellimento.
Il contratto, stipulato nel giugno del 1534, trova compimento dall’estate successiva.
1535, Luglio.
Gaudenzio Ferrari inizia la sua grandiosa e celebre opera artistica. Tredici mesi tra la firma del contratto e l’inizio dei lavori. Con molta probabilità il tempo trascorse nella preparazione dei disegni e nella predisposizione delle statue lignee da collocarsi nell’ambito della cupola. L’apparato scultoreo fu affidato ad Andrea da Milano. Gaudenzio Ferrari ebbe l’incarico di coordinare l’intera opera.
Gaudenzio da Valduggia.[1]
Per comprendere l’ammirazione che i contemporanei provavano per il pittore, e scultore, piemontese ricordo un brano del Vasari: « Fu coetaneo di costui Gaudenzio Milanese pittore eccellentissimo, pratico et espedito, che a fresco fece per Milano molte opere, e particularmente à frati della Passione un Cenacolo bellissimo, che per la morte sua rimase imperfetto. Lavorò ancora ad olio eccellentemente, e di suo sono assai opere a Vercelli et a Veralla molto stimate da chi le possiede. »[2]
Gaudenzio nasce in quell’angolo di Piemonte tra il 1475 ed il 1480. Muove i primi passi artistici nella Milano influenzata da Leonardo e Foppa, Zenale e Stefano Scotto, maestro di cui, con molta probabilità, fu allievo.
In tale ambiente artistico trova pieno compimento il talento del giovane piemontese.
Uno sguardo al passato ed uno fisso al futuro.
Slancio e verticalità.
1534, Saronno.
Gaudenzio Ferrari stava ultimando gli affreschi della chiesa dedicata a san Cristoforo, a Vercelli, quando riceve la chiamata per la rappresentazione del Paradiso, all’interno della cupola del santuario dedicato alla Beata Vergine dei Miracoli.
Un riferimento al lavoro di Vercelli è necessario per comprendere l’artista: « Ciò che elegge l’affresco a poesia è la raffinatezza del colore ritmato su toni di grigi, in un’ampia gamma di vibrazioni madreperlacee. Acque, rocce, edifici e costa sono avvolti da un’atmosfera densa d’umori che tutto attutisce e svapora. Evidentemente la prospettiva aerea leonardesca, senza escludere riferimenti al Perugino, sono stati oggetto di studio per essere recepiti, interpretati e proposti. I personaggi in primo piano sono di rara statuarietà, disposti in una sequenza di tre gruppi… »[3]
La sua capacità nell’esposizione delle presenze angeliche, dimostrata ampiamente nella cappella della Crocifissione, sarà la base di partenza per l’esplosione nella cupola del santuario di Saronno.
La rappresentazione nel Paradiso che accoglie l’Assunta, conosciuta come Concerto degli Angeli, è affollata da una moltitudine angelica divisa in quattro cerchi: in quello più alto vi sono angeli nudi che cercano lo sguardo di Dio, posto al centro della Cupola. Di sotto a questi inizia la successione di angeli cantori e sonatori. Libri, cartigli ed angeli musicanti. Una raffigurazione personale piena di vita e di colore. Gli strumenti musicali rappresentati sono una straordinaria moltitudine, poiché ne sono stati contati cinquantasei. A proposito del concerto degli angeli: «è composto da trentuno puttini danzanti, gli altri tre cerchi sono composti da numerose grandi figure di angeli sontuosamente drappeggiati in vesti fluttuanti. Degli ottantasette grandi angeli, non meno di sessantuno suonano o assistono i suonatori»[4]
La nostra ammirazione per il maestro di Valduggia è totale, unica ed insindacabile.
Per coloro che l’arte la subivano, poiché fedeli e pellegrini nel Santuario dedicato alla Beata Vergine, quale poteva essere il confronto con il mistero angelico?
Ricorda Sandro Boccardi « I pellegrini che entravano nel Santuario di Saronno dovevano camminare nella penombra, con occhi timorosi e incerti, e, una volta arrivati sotto la cupola, quasi per un atto di devozione, levarli al cielo. Ed era l’esplosione del colore, forme figure e oggetti, un frullo d’ali e d’aria mai visto, il concerto degli angeli festanti per l’arrivo della Vergine Maria Assunta (che poi significava l’arrivo d’ogni uomo, una volta rimessi i peccati, e attraversato il nero della morte) in Paradiso. »[5]

Gaudenzio Ferrari rimase coordinatore dell’apparato decorativo della cupola, anche dopo l’ultimazione del proprio magnifico lavoro, sino al 1545.
L’artista piemontese si spegnerà a Milano in un freddo giorno del gennaio 1546.


[1]Valduggia è un borgo medievale in provincia di Vercelli, situato nella bassa Valsesia.
[2]Giorgio Vasari, vita dei più eccellenti pittori, scultori ed architetti. 1568
[3]Mauro Guilla, Gaudenzio Ferrari in San Cristoforo, APT Vercelli, 1996
[4]Emanuel Winternitz, Gaudenzio Ferrari, la sua scuola e a la protostoria del violino, Metropolitan Museum of Art, New York, October 1966
[5] Sandro Boccardi, Un concerto nel cielo di Saronno, in AA.VV., \”Il concerto degli Angeli, Gaudenzio Ferrari e la cupola del Santuario di Saronno\”, A. Pizzi editore, Milano, 1990

BIBLIOGRAFIA

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