Persecuzioni, confessioni e roghi delle streghe della Valle Camonica

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Nel 1484 Papa Innocenzo VIII promulgò una bolla dal titolo Sumis desiderantes affectibus.[1]

In questa bolla, il Papa, affermava la necessità di sopprimere la stregoneria nella valle del Reno e nominava i frati domenicani, Kramer e Sprenger, inquisitori incaricati di estirpare l’eresia in quella che oggi s’identifica con la Germania. I due frati, autori del Malleus Maleficarum, utilizzarono la bolla come introduzione al loro libro, che fu stampato nel 1486.
Il Malleus Maleficarum divenne il testo fondamentale per giudici, magistrati ed inquisitori. Il libro stabiliva un indissolubile legame tra stregoneria e sesso femminile, autorizzando la soluzione finale.
Utilizzo le parole di Esther Cohen per meglio comprendere cosa abbia rappresentato quel testo: nelle sue pagine la strega fu fissata e racchiusa in una cella dalla quale non riuscirà ad uscire prima degli inizi del XVIII secolo. [2]
Le streghe erano una superstite manifestazione del paganesimo.
E’ forse questo il motivo alla base della persecuzione?
Le donne incutevano timore per le loro conoscenze?
Le valli del nord dell’Italia furono sferzate dalla ferrea volontà di sopprimere ogni rigurgito pagano.
Valcamonica.
Utilizzo le parole d’Agostino Caggioli per intrudurla: “Valcamonica, delle vallate lombarde la più estesa e non meno celebre per guerreschi fatti nelle antiche storie, per famiglie nobili e onoratissime, e per uomini che sono stati illustri per lettere, per armi, e per carichi importanti, per fertilità del suo suolo, per industria e per commerci dei suoi abitanti..”[3]
Le streghe e la Valcamonica.
Difficile dimenticare.
Mi sento obbligato a narrare di quando l’orrore s’impadronì di quest’angolo di mondo.
L’inquisizione si accorse della Valle intorno alla metà del XV secolo. Le prime denunce, al Senato della Serenissima, risalgono al 1485, quando il frate domenicano Antonio da Brescia denuncia la presenza delle streghe ad Edolo.[4]L’inquisitore ottiene il permesso di approfondire le proprie perplessità, appoggiato dal potere politico della città di Brescia.
La politica. La presenza di un doppio tribunale, inquisizione e vescovo, rallenta il lavoro del frate in bianco e nero. Il vescovo rivendica il diritto di sancire le condanne degli eretici. L’anno seguente anche il potere secolare si allontana dall’inquisitore, che deve rinunciare.
1499, inizio della persecuzione.
Inizio della caccia.
Tre preti camuni sono condotti a Brescia con l’accusa di recarsi ai monti del Tonale con olio santo ed ostie consacrate.
Non salivano al Monte per guardare, ci salivano per partecipare al sabba con il demonio.
Diversi studiosi concentrano la loro attenzione sulla degradazione del clero in quella valle, ma tendono ad escludere episodi di depravazione.[5]
Preti che divengono stregoni?
Uomini della nuova religione che non dimenticano il legame con il proprio passato?
Il tempo corre.
Le streghe camune sono assediate, circondate.
La ricerca dell’eresia assume le fattezze della persecuzione.
Dividiamo i fatti in due momenti. Le persecuzioni del periodo 1505-1511 e quelle degli anni 1518-1521.
1505, Cemmo. Sette donne, ed un uomo, incontrato il rogo purificatore.
1510, Edolo. 60 donne sono arse vive, condannate dal vescovo di Brescia Paolo Zane.[6]
Soffermiamoci sulla figura di questo zelante vescovo.
Paolo Zane era famoso per la sua condotta immorale.[7]
Il vescovo era noto per essere un concubino. [8]
Era anche un corrotto, ma a quell’epoca chi non lo era?
Il personaggio, che decise per il rogo di 60 donne, era dissoluto e lontano dai principi di Sacra Romana Chiesa.
Ricordo che il concubinato descrive quella situazione, familiare, in cui una donna, non legata da vincolo di coniugio, convive ed è, economicamente, mantenuta da un amante coniugato con altra donna.
Una persona di così alto spessore morale era chiamata ad operare per il bene della Chiesa.
Il vescovo, per concludere questa brevissima biografia, era noto per essere uno dei maggiori sostenitori della Controriforma.

L’accusa, che determinò il rogo delle 60 donne, consisteva nell’aver arrecata siccità e fatto ammalare uomini ed animali con i loro malefici.
Anni difficili.
Anni d’intransigenza.
Anni d’umiliazioni e morte.
Il vescovo non si arresta.
Sul finire della primavera del 1518 il vescovo Paolo Zane, corrotto e dai comportamenti immorali, ed il vice inquisitore domenicano Lorenzo Maggi, arrivano in Valle Camonica ed iniziano l’attività inquisitoriale.
Un giurista descrive, perfettamente, in una lettera inviata a Venezia i capi d’accusa: “queste bestie eretiche hanno eletto un monte, il quale si chiama Monte Tonale, nel quale si radunano a fottere e ballare, qui affermano […] che montano a cavallo, sopra il quale vanni diritte al monte ed incontrano il diavolo, quale adorano per suo Dio e signore, e lui gli da certa polvere, con la quale queste femmine ed uomini fanno morire i bambini, tempestare, seccare arbusti, ed altri mali, e buttando questa polvere sopra un sasso, si spezza [9]”.
L’attività processuale della Santa Inquisizione, in Valle Camonica, è attuata tramite vicari nominati dal vescovo ad Edolo, Pisogne, Darfo, Breno e Cemmo.
Possiamo, tranquillamente, affermare che, a seguito della riconquista della Serenissima, la valle è posta d’assedio dal terrore, dall’odio e dal disprezzo per la vita umana.
Le sere dell’estate 1518 erano rischiarate dai roghi purificatori.
Ritorniamo alla testimonianza di Sanudo: “diceva l’inquisitore di aver fatto bruciare 70 streghe di quella valle di Valcamonica e altrove e tolto i suoi beni e messi alle chiese, per il che il signor Michiel Salomon, signor Jacopo Badoer e signor Alvise Gradenigo, capi del Consiglio dei Dieci scrissero ai rettori di Brescia dolendosi che di tanta cosa non era stato dato nessun avviso[…]”. [10]
Dopo il rogo delle 60 streghe del 1510, la Valcamonica deve assistere alla morte d’altre 70 persone.

Un passaggio importante è quello relativo al fatto che i beni dei condannati vengono sequestrati ed incamerati dall’autorità ecclesiastica.
Nell’estate del 1518 si assiste alla dichiarazione di guerra della Chiesa verso le popolazioni della valle. Alla fine di quella bollente estate si poterono contare non meno di 80 roghi.
Tra gli \”abbruciati\” anche 20 uomini.
Fu arso vivo anche il cancelliere del Tonale e la capitana delle fattucchiere.
Il Tonale è una montagna che si trova tra la Val Camonica e la Val di Sole, tra Lombardia e Trentino Alto Adige. Questa montagna era eletta a luogo degli incontri tra le streghe ed il demonio.
In Ossola, durante i processi alle streghe di Baceno, che inizieranno nel 1575 per concludersi solo nel 1611, la montagna dove avveniva il sabba era il Cervandone.
Sempre montagne per le streghe ed il demonio.
Il luogo prescelto si raggiungeva in sella ad un cavallo, da sempre.
In Valcamonica alcune delle inquisite dissero di utilizzare una capra per recarsi in vetta al Monte Tonale.
Le confessioni sono similari a quelle rinvenute nei processi in Ossola.
Le giovani donne disegnavano croci immaginarie sul pavimento, ci sputavano sopra, urlavano parole disgustose e defecavano in quel preciso punto.
Per quale motivo rinnegavano il Cristianesimo?
Ottenevano la giovinezza eterna!
Nel 1518 Carlo Miani, castellano di Breno, scrive a Marino Zorzi: “A Breno alcune donne tormentate confessarono di aver fatto morire uomini infiniti mediante una polvere avuta dal demonio, la quale sparsa in aria faceva sorgere procelle e con essa una disse di aver ucciso 200 persone”.[11]
Lo stato di terrore voluto dall’inquisizione era al culmine del suo raggelante incedere.
Tutto ha un inizio ed una fine.
Il 31 luglio del 1518 il Consiglio dei Dieci a Venezia impone il blocco dell’inquisizione nella valle. Il 23 agosto dello stesso anno Il Consiglio, come il miglior Ponzio Pilato, decide “di rimettere questa materia al reverendissimo legato del Papa, ed in questa terra, episcopo di Pola [..]”. [12]
Il legato del Papa si presenterà il 9 settembre dinanzi al Consiglio per leggere il breve di Papa Leone X, all’interno del quale è possibile ritrovare che il caso viene affidato al Legato stesso. Il Consiglio dei Dieci, soddisfatto della soluzione, rileva che: “Il vescovo di Brescia ed i suoi collaboratori non hanno fatto debitamente il proprio lavoro ed hanno agito in processo con grande severità”.
Il Legato del Papa decide di nominare suoi delegati ai processi i vescovi di Farmagosta e Capodistria, che si recheranno di rado in Valle.
Non tutto è chiaro.
Il vescovo di Brescia, l’amato Paolo Zane, continua nella sua opera inquisitoriale, quando avrebbe dovuto sospenderla.
Leggendo, e cercando, si scopre che il legato del Papa, il nunzio Averoldi, era da sempre convinto della presenza delle streghe in valle, tanto da presentarsi dinanzi alle autorità veneziane, Doge compreso, il 25 settembre 1518, con un prete reo confesso, il quale testimonia la verità sui sabba al Monte di Tonale.
La caccia non si arresta.
Sono streghe.
Devono perire.
Il 24 febbraio del 1519 le autorità veneziane convocano il Nunzio Averoldi e lo invitano “a mandar cum ogni presteza possibile in bressana, dove tale prava et diabolica heresia va moltiplicando, quelli doi reverendi episcopi per la signoria sua za decti et designati a tal provincia […]”.
La fede deve essere salvata, l’eresia delle streghe si sta moltiplicando!
La caccia non si è mai arrestata.
Si giunge all’estate del 1520. Il vescovo di Capodistria risale la valle alla ricerca delle streghe. Contrariamente a quanto ci potremmo aspettare, poiché era stato nominato dal Legato del Papa, il vescovo impone l’immediato arresto di molte persone. L’accusa: Stregoneria.
E’ una guerra senza soluzione.
La Chiesa attacca.
Il pagano si difende.
A difesa del pagano si erge il vice Doge di Venezia
Schermaglie politiche.
Lotte tra poteri.

Papa Leone X scrive agli inquisitori della Valla Camonica difendendo il loro operato, spiegando le prerogative del Nunzio Averoldi ed attaccando la Serenissima per i soprusi perpetrati dalle autorità veneziane al lavoro della Santa Inquisizione. Difende tenacemente il lavoro dei frati appellandosi al fatto che la Serenissima abbia violato il diritto canonico.
Il Consiglio dei Dieci, dopo diverse riunioni, emana uno scritto nel quale afferma che “debbino essere deputati a quest’inquisizione uno o più reverendi episcopi insieme con un venerabile inquisitore, i quali tutti siano di dottrina, bontà ed integrità prestanti”.
La Serenissima difende l’operato dei vescovi.
Il Papa difende l’operato degli inquisitori.
Sconti verbali.
Scontri epistolari.
Le donne morivano bruciate.
Gli uomini morivano bruciati.
La politica ha usato queste persone.
La conclusione?
Il Nunzio Averoldi approva le richieste della Serenissima che, qualche giorno dopo, nel settembre del 1521, sono ratificate dal Papa.
Le truppe di Carlo V, al comando di Prospero Colonna, scendono rapide il Trentino e le valli bresciane per cacciare oltre le Alpi i francesi.
Milano da liberare.
Milano da conquistare.
La Val Camonica, finalmente, trova pace.

BIBLIOGRAFIA

[1]Desiderando con supremo ardore.

[2]Esther Cohen. Con il diavolo in corpo. Filosofi e streghe nel Rinascimento. Milano. Mondadori 1982.

[3]Agostino Caggioli, Storia della Valcamonica, 1853.

[4]Durante il XV secolo Milano e Venezia si contendono la valle. La Valcamonica passerà sotto il controllo della Serenissima sino alla file del XVIII secolo. Il periodo compreso tra la metà del XV secolo ed il 1797 è conosciuto con il termine di Pax Veneta.

[5]Massimo Prevideprato. Tu hai renegà la fede – stregheria ed inquisizione in Valcamonica e nelle Prealpi lombarde dal XV al XVIII secolo. Brescia. Tannini.

[6] G.F. Gambara. Gesta de Bresciani durante la lega di Cambrai. Brescia 1820.

[7] Lo scontro sulla stregoneria in Valle Camonica tra la Repubblica di Venezia e il Papato nei documenti del 1518-1521. Di Stefano Brambilla ed Attilio Toffolo.

[8] Lo scontro sulla stregoneria in Valle Camonica tra la Repubblica di Venezia e il Papato nei documenti del 1518-1521. Di Stefano Brambilla ed Attilio Toffolo.

[9] I diari di Marino Sanudo, copia della lettera data in Brexa, scritta per domino Alessandro Pompeio doctor al di 28 luglio 1518. Ho cercato di tradurre in italiano la lettura apparsa sul documento di Stefano Brambilla ed Attilio Toffolo.

[10] I diari di Marino Sanudo.

[11] Carlo Miani, 1518. Lettera a Marino Zorzi.

[12] M. Sanudo. I diarii.

 

Bibliografia.

Choen Esther. Con il diavolo in corpo. 1982.

Caggioli Agostino. Storia della Valcamonica. 1853.

Brambilla Stefano e Toffolo Attilio. Lo sconto sulla stregoneria in Valle Camonica tra la Repubblica di Venezia e il Papato nei documenti del 1518-1521.

Le illustrazioni sono estrapolate dal sito www.vallecamonicacultura.it che consiglio vivamente di visitare.

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