Perché la Sindone si trova a Torino?

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Alla fine dell’inverno scorso un’amica mi dona un libro sulla magia a Torino. Sono piemontese ed il nostro capoluogo da sempre mi affascina. Provoca molta curiosità. Le prime pagine sono introduttive sul perché Torino sia Torino. Arriva il capitolo sulla Sindone. Sorpreso per la presenza, approfondisco la lettura. Sul finire del capitolo la frase che mi spinge a scrivere quest’articolo: “Nel 1578 si seppe che il Santo Arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, si preparava a partire a piedi per venerare la sacra reliquia a Chambery. In omaggio alla sua venerabile età, per abbreviargli il cammino, Emanuele Filiberto la fece trasportare a Torino nel castello di Lucento”. Le domande che sorgono spontanee sono le seguenti: Qual è il motivo per il quale Carlo Borromeo voleva recarsi a rendere omaggio alla Sindone? Perché la sindone nel XVI secolo si trovava a Chambery? Prima di giungere a Torino era mai stata in Italia?Inizio una ricerca nel tempo per trovare le risposte. Altre domande sorgeranno. Nel 1578 Carlo Borromeo, per adempiere ad un voto fatto quando la sua città, e tutta la diocesi, era colpita da una grave epidemia di peste, volle recarsi a piedi a Chambery per rendere omaggio al sacro lino. Il Borromeo nacque ad Arona, in Piemonte, nel 1538. aveva 40 anni quando decise di percorrere a piedi il tragitto da Milano a Chambery. Nel XVI secolo arrivare a 40 anni era complesso? La sua età era tale da potersi considerare venerabile? No. Probabilmente, in seguito all’ennesima battaglia contro l’epidemia, le condizioni fisiche potevano sembrare precarie. Il carattere dell’uomo era indomabile. il sant’uomo ha percorso migliaia di chilometri a piedi o a dorso della mula. Non avrebbe battuto ciglio per compiere il tragitto che separava Milano da Chambery. Era caparbio. Testardo. Instancabile viaggiatore della fede. Dalle città agli alpeggi sperduti nelle valli a nord del Lago Maggiore. Non si fermava mai. Per portare la parola del Signore o per controllare l’avanzare dell’eresia Una coincide con l’altra. Decido che questa non può essere la verità. Esiste una seconda, meno nota, motivazione che conduce la Sindone a Torino?

Emanuele Filiberto decise di abbreviare il percorso che il Cardinale doveva effettuare.
Volle risparmiare quell’estenuante viaggio, attraverso le Alpi, per giungere a Chambery.
Lodevole il pensiero.
Emanuele Filiberto decise di portare la sindone a Torino.
La sacra reliquia, attraverso il piccolo San Bernardo, giunse al castello ducale di Lucento.
Il 15 settembre arrivò, in processione, presso la cappella di Santa Maria al Presepe, poi inglobata nella chiesa di San Lorenzo, in Piazza Castello a Torino.
Il Ducato Sabaudo sfruttò l’occasione della visita del Cardinale per portare la Sindone nella città piemontese.
La Sindone è la sacra reliquia.
Chi la possiede legittima la propria importanza.
La famiglia Savoia riuscì, in questo modo, a legittimare se stessa ed il proprio Stato.
Un magistrato, di Chambery, si spinse a dire che era da considerarsi una testimonianza di particolare predilezione da parte della Divina Provvidenza il fatto che la dinastia dei Savoia e la città di Torino siano stati scelti per custodire l’immagine di Cristo.
La Sindone è a Torino per motivi politici.
Serviva alla famiglia Savoia per legittimare la propria, nascente, potenza.
Le informazioni che riguardano la Sindone, prima del XIV secolo, sono lacunose e non permettono di ricostruire, con esattezza, la sua storia.
Dal 1353 inizia la permanenza della Reliquia in Occidente.
Quell’anno Goffredo di Charny consegna la sindone ai canonici di Lirey.
Goffredo fece costruire una cappella per contenere il sacro lino.
A Lirey viene esposta ripetutamente, facendo accorrere pellegrini da ogni angolo d’Europa.
Insieme ai pellegrini giungono, a Lirey, maldicenza ed invidia.
Il vescovo di Troyes ne proibisce il culto.
Si creano dissapori tra i canonici e Goffredo di Charny.
La Sindone torna nelle mani della famiglia.
Il culto non si arresta.
La reliquia genera venerazione.
Il vescovo Pietro d’Arcis ricorre al Re.
I soldati bussano a Goffredo che, naturalmente,non cede alle pressioni.
Il nobile, di casata e d’animo, non consegna il sacro lino.
Il vescovo, inviperito, accende una disputa sull’autenticità della reliquia.
1418. La Sindone giunge nelle mani della famiglia De la Roche.
Umberto aveva sposato Margherita di Charny, ultima discendente di Goffredo.
30 anni sono lunghi.
Margherita resiste alle pressioni sino al 1453, quando la cede a Ludovico I di Savoia ed Anna Lusignano di Cipro.
Ludovico decide di collocare la reliquia all’interno della cattedrale di Chambery, dedicata a San Francesco.
1456. Viene fatta erigere una cappella presso il Palazzo Ducale, ridando slancio al culto ed alle peregrinazioni di fedeli.
Tra il 1456 ed il 1502 il lino dovette compiere molti viaggi tra l’Italia ed il Piemonte.
Nel 1502 Filiberto II di Savoia la riportò in Francia.
Nello stesso anno avvenne un’ostensione a Bourg en Bresse.
Di quest’accadimento abbiamo memoria grazie ad un racconto d’Antonio de Lalaing, nel quale riferisce la procedura per provare l’autenticità della Sindone: narra che il lino fu ripetutamente immerso nell’olio bollente per provare, agli scettici e non solo, che l’immagine non poteva essere cancellata.
La particolarità del racconto risiede nel fatto che furono tre vescovi, ospiti dei Savoia, a decidere di far bollire la Sindone in un intruglio di cenere, calce, soda ed olio.
Nel 1506 Papa Giulio II autorizza il culto della Sacra Reliquia.
Da quel momento, e sino al 1578, la Sindone non trova pace.
E’ lambita, ripetutamente, dal fuoco.
Si salva.
Conosce le Alpi.
Versante francese.
Versante italiano.
Torna sempre in quella che era la sua casa, laSainte-Chapelle di Chambery.
Sino al giorno in cui il Cardinale decide di venerarla.

BIBLIOGRAFIA

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