La basilica di Santa Prassede e i mosaici del Sacello di San Zenone

Roma, stazione Termini.
Una moltitudine, silenziosa, si muove nelle diverse direzioni.
A poche centinaia di metri, da questo veloce correre della vita quotidiana, un gioiello rimane celato agli occhi di chi non esce dai binari della consuetudine.

In pochi minuti si giunge alla Basilica di Santa Maria Maggiore.

Ancora folla.
Ancora consuetudine.
Basterebbe dare le spalle all’insigne costruzione, e percorrere un centinaio di metri, per trovare il gioiello celato agli occhi della folla silenziosa.
La Basilica dedicata a Santa Prassede.
La chiesa ha origini molto antiche.
Nei pressi della basilica di Santa Maria Maggiore nacquero molti edifici destinati al cristianesimo, tra cui un titulus Praxedis.
Titulus era un termine generico attraverso il quale, i Romani, definivano qualsiasi forma di iscrizione. In senso materiale il termine indicava una lastra di marmo su cui era segnato il nome del proprietario di un immobile. Con l’avvento del Cristianesimo, il termine titulus, passò ad identificare una struttura architettonica in cui si svolgeva i riti della nuova religione. Possiamo affermare che titulus è il più antico termine con il quale s’identificava un luogo di culto cristiano. Un sinonimo di chiesa, termine che fu utilizzato solo più tardi per identificare i luoghi in cui si svolgevano i riti della nuova religione.
Titulus Praxedis.
Questo luogo si riferisce alla famiglia del senatore Pudente, che la tradizione ricorda come una delle prime persone convertite, da Paolo, nella città di Roma. Con il padre si convertirono anche le due figlie, Prassede e Pudenziana.
Siamo a conoscenza delle gesta delle sorelle grazie ai Leggendari, o Passionari, romani.
Il contenuto di questi libri ha un pregio inestimabile, quello di permetterci di ritrovare l’immagine di Roma città dei santi.
I Passionari furono composti tra il V ed il VI secolo. Servivano ai monaci per fornire loro le preghiere per lo svolgimento degli uffici religiosi.
In questi libri si narra che Pastore, prete di Roma, scrive una lettera a Timoteo, discepolo di Paolo, nella quale afferma che Pudente, senatore, ma allo stesso tempo, amico degli apostoli, dopo la morte dei genitori e della moglie, Savinella, aveva trasformato la propria abitazione in un luogo di culto cristiano.
Qualche tempo dopo Pudente muore, lasciando due figli maschi e due femmine, Prassede e Pudenziana. Le sorelle, in accordo con Pastore e con il papa, Pio I, costruiscono un battistero nei pressi del titulus fondato dal padre.
All’interno di questo luogo furono battezzati i numerosi domestici della famiglia.
Il papa, sempre Pio I, visita spesso la chiesa, dove celebra riti religiosi.
Pudenziana muore, all’età di sedici anni, forse martire, e viene sepolta vicino al padre Pudente.
Prassede chiede a Pio I di costruire una chiesa all’interno delle terme di Novato. Il Papa acconsente e la intitola alla beata vergine Pudenziana. Pio I, in quello stesso periodo, fece erigere una seconda chiesa, in vico Lateranus, dedicandola alla beata vergine Prassede. Essendo ancora il vita la Prassede, figlia di Pudente, possiamo supporre che si tratti di una santa, martire, omonima della ragazza. Qualche anno dopo scoppia una violenta persecuzione nei confronti dei cristiani, attuata dall’imperatore Antonino Pio.
Prassede nasconde molti cristiani all’interno del suo titulus.
L’imperatore, informato di questi accadimenti, decide per l’arresto e la condanna a morte di molti di loro.
Prassede si occupa della sepoltura dei cristiani all’interno del cimitero di Priscilla.
Qualche giorno dopo Prassede muore martire.
La vicenda delle sorelle, già leggendaria di suo, si arricchisce di un tassello interessante.
Nelle vicinanze del titulus Praxedis esisteva un pozzo.
In questo luogo, Prassede, raccoglieva il sangue dei martiri, con una spugna, per versarlo nel pozzo.
Sangue versato a causa della repressione di Antonino Pio.
La Basilica è un gioiello!
Il ciclo di mosaici, risalenti al IX secolo, ci permette un ritorno al passato.
Il rifacimento del nono secolo,voluto da papa Pasquale I, copre il catino absidale, l’arco absidale e l’arco trionfante.
Nel catino absidale troviamo Cristo in piedi, tra le nuvole. La mano destra alzata e la sinistra chiusa. Sopra il Cristo la mano di Dio padre che impone la corona al figlio. Alla sinistra del Cristo troviamo San Pietro, Santa Pudenziana ed un diacono. Alla destra San Paolo, Santa Prassede e Papa Pasquale I.  Sotto questa scena troviamo 13 agnelli. Al centro è il Cristo, posto sopra un’altura dalla quale sgorgano i quattro fiumi del paradiso, identificabili nelle quattro fonti, ossia nei quattro vangeli.
I sei agnelli per lato, quindi dodici in tutto, rappresentato gli apostoli.
Nell’arco absidale ritroviamo una raffigurazione che conduce al libro dell’apocalisse. Al centro dell’arco campeggia il Cristo seduto in trono, ai lati vi sono quattro angeli e quatto uomini, identificabili con i quattro evangelisti. Completano la scena 24 vegliardi che portano in dono a Cristo una corona d’oro.
La rappresentazione nell’arco trionfale è riferibile, anch’essa, al libro dell’apocalisse.
Vi sono Cristo, due angeli, Maria e Giovanni Battista e santa Prassede. Completano la scena Mosè, Elia ed i dodici apostoli.
La vista, data dall’insieme di queste tre rappresentazioni, lascia senza parole.
Un susseguirsi di scene che permettono un ritorno alle origini della religione cristiana.
La Basilica di Santa Prassede custodisce un secondo tesoro.
Dalla navata di destra si accede al Sacello di San Zenone.
Questo piccolo oratorio appartiene all’epoca di Pasquale I, che decise la costruzione come luogo funerario della madre Teodora. La dedicazione al martire romano Zenone lascia aperte molte domande, poiché della vita dell’uomo non si hanno notizie. Sappiamo che le spoglie riposano in questo piccolo luogo di culto.
Entrando il tempo si ferma.
Bisanzio.
Oro alle pareti.
Il mosaico della volta rappresenta il Cristo sorretto da quattro angeli.
Alle pareti possiamo ritrovare santa Prassede e Pudenziana, in compagnia di sant’Agnese, che presentano la corona del martirio.
Proseguendo troviamo la scena della liberazione dagli inferi d’Adamo ed Eva e, in una nicchia, Cristo, su un monte, affiancato da due cervi che si dissetano ai quattro fiumi.
La parete dell’altare presenta le figure di Maria e Giovanni Battista, in adorazione del Cristo.
Infine l’altare del sacello.
E’ composta da una edicola lignea, recente, al cui interno vi una piccola abside mosaicata: al centro Maria, con in braccio il bambino che regge un cartiglio, tra le figure delle sante Prassede e Pudenziana.

Tutto questo a pochi passi dalla Basilica di Santa Maria Maggiore.
Quei pochi passi, se deciderete di percorrerli, vi riempiranno il cuore.

Fabio Casalini

Illustrazioni
1- Mosaico della volta del sacello di San Zenone
2- Arco trionfale, arco absidale e catino absidale
3- Cristo che presenta la mano con le ferite dei chiodi
4- Simboli degli evangelisti
5- Mosaici del catino absidale
6- Gli agnelli nel catino absidale
7- Santa Prassede e Santa Pudenziana all’interno del sacello di san Zenone
8- Sacello di san Zenone
9- absidiola mosaicata

Bibliografia– Roma antica nel Medioevo: mito, rappresentazioni, sopravvivenze nella ‘Respublica Christiana’ dei secoli IX-XIII, atti della quattordicesima Settimana internazionale di studio, Mendola, 24-28 agosto 1998
– La Basilica di Santa Prassede. P. Gallo. Edizioni d’arte Marconi. 2000


FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità… sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

BIBLIOGRAFIA

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