Dio mi è testimone che non ho colpe, applicategli la corda

Tempo di lettura: 5 minuti

… prima dell’interrogatorio sotto tortura l’imputato viene spogliato completamente, per evitare che porti nella sala del supplizio qualche strumento stregonesco nascosto tra le vesti, allo stesso scopo viene completamente depilato...
Nel mezzo di una stanza rotonda, celata in un tetro sotterraneo, due uomini mascherati si avvicinano alla ragazza. Conoscono la stanza, si muovono a memoria.
L’antro, maleodorante, è rischiarato dalla povera luce del camino. Legna ancora troppo giovane da ardere, abeti che avrebbero meritato altra fortuna. La ragazza ancora non comprende, da pochi giorni è nelle mani della Santa Inquisizione.
Ancora non ha conosciuto i frati domenicani.
Il luogo, l’aria e quelle persone, gli sono ignoti.
Nella scarsa luce di quella stanza un luccichio attrae la sua attenzione.
Vicino al camino degli oggetti per lei familiari.
Lame, tenaglie ed una corda spessa, strumenti di dolore e di tortura, penetrano nel suo pensare, nel suo agire con lo spazio che la circonda.
La corda, appesa a grossi chiodi, la conduce in un mondo conosciuto.
Sua madre prima di lei.
Ora comprende.
I cani del signore sono pronti ad azzannare l’eresia.
Tra calzari di ferro e cavalletti la ragazza, accusata di essere eretica, è condotta in un inferno senza ritorno, creato dall’uomo per eliminare il diverso, sconfiggere idee distanti dal comune pensare.
La ragazza è posta al centro della stanza, nominata la camera del tormento.
Inizia l’indagine sul corpo della giovane.
Completamente nuda riceve le mani dei torturatori sul corpo giovane ed esanime.
Si cercano strumenti legati alla stregoneria.
S’indagano, accuratamente, gli orifizi della donna.
Le mani, sapienti, dei tormentatori hanno concluso l’esame.
La giovane donna, stremata dalla situazione, cade sul pavimento.
Odore.
Puzza rivoltante.
Muffa tra il viso ed il freddo pavimento.
Entrano nella stanza i frati domenicani, i terribili ricercatori dell’eresia.
L’inquisitore generale è seguito da un secondo inquisitore e dal notaio apostolico.
La donna, distesa al centro della sala, torna improvvisamente alla realtà.
Cerca lo sguardo dell’inquisitore per implorare pietà.
Trova disprezzo ed odio, celati dalla veste ecclesiastica.
Lunghi istanti di silenzio.
L’inquisitore generale si accomoda su una grande sedia, di fronte alla ragazza, troppo giovane per essere donna.
Ai lati il secondo inquisitore ed il notaio.
Non possiamo dubitare di come la Santa Inquisizione, in questi luoghi celati nel ventre della terra, abbia ottenuto le abiure e le confessioni più distanti dal carattere dell’essere umano.
I tre personaggi, in assise rispetto alla giovane, si preparano ad assistere allo spettacolo ripugnante del corpo umano straziato, demolito dai tormentatori.
Il codice della Santa Inquisizione prevede la presenza, in contemporanea, dell’inquisitore e del notaio, poiché nulla deve essere perduto di quello che i colpevoli confessano.
L’inquisitore generale fissa la giovane, inizia:  “Figlia mia, confessate i vostri delitti e non rattristate la nostra anima perseverando nell’errore e nell’eresia, risparmiateci il dolore di obbedire a leggi, giuste e severe, della santissima Inquisizione, che ci obbligano a trattarvi con tutto il rigore che esse reclamano.”
La ragazza non comprese le parole.
Fissava, impaurita, le persone che si ponevano tra lei e la libertà.
L’inquisitore alzò la voce: “Confessate. Noi siamo i vostri padri in Dio, ed il solo desiderio di salvare la vostra anima ci guida. Figlia mia una confessione sincera può salvarvi nell’altra vita e risparmiarvi in questa le giuste vendette di Dio.”
Con la poca voce che rimaneva nel corpo straziato, la giovane rispose: “Io non posso confessare un delitto che non esiste.”
L’inquisitore si alzò dall’alto scranno.
Con passi lenti, previsti dal codice non scritto dell’Inquisizione, si avvicinò alla sventurata.
Si inginocchiò.
Inizio a pregare.
Si rivolse a lei: “Figlia mia mi rattristo della vostra impenitenza e supplico il Signore di toccare la vostra anima, che senza la sua grazia sarebbe irrimediabilmente perduta.”
Nessun cenno.
Nessuna risposta.
I due sguardi si incrociarono, il frate domenicano esclamò: “Disgraziata schiava del demonio, Dio si è degnato di esaudire le mie umili preghiere e schiudere i vostri occhi alla luce della nostra santa fede?”
Nessuna risposta.

All’improvviso: “la mia fede è sempre la stessa, essa non ha variato ma in un solo istante, come è arrivata da mia madre così la porterò nella tomba.”
“Dio mi è testimone che non ho colpe.”

Qualche istante di silenzio.
L’inquisitore generale non poteva attendere oltre, guardò i tormentatori e disse:  “applicategli la corda.”
Il corpo, nudo, della giovane iniziò a fremere.
Paura.
Terrore.
Cercò per l’ultima volta lo sguardo dell’inquisitore.
Trovò ad attenderla un sorriso, che non si aspettava.
Per un attimo pensò che il cuore del frate si fosse riscaldato di amore.
Un instante dopo: “Voi continuerete la tortura finché giudicheremo conveniente di farla cessare e se in questo tempo sopravvenisse all’accusata una lesione, una frattura o anche la morte, protesto davanti a tutti voi che la colpa deve essere imputata a lei.”
I tormentatori issarono la ragazza sino al soffitto della stanza.
“Ora sia fatta la volontà del Signore.”
I tormentatori lasciarono cadere il corpo sino a mezzo metro dal terreno.
La ragazza non dava segni di vita.
I tormentatori attesero.
Quando la ragazza si riprese, iniziarono di nuovo la crudele pratica.

Il rito durò circa un’ora.
La giovane non aveva proferito parola, nemmeno un lamento.
L’inquisitore, che aveva assistito immobile al questo lacerante ed orribile spettacolo, esclamò: “che la donna sia ricondotta nella sua prigione.”
I tormentatori slegarono la giovane e l’alzarono nelle loro braccia.
L’inquisitore fremeva nel dire: “Per oggi basta. Domani la assoggetteremo alle tenaglie infuocate.”
Il corpo della ragazza abbandonò per sempre la camera del tormento.

“Liberamente tratto dai testi in bibliografia”

BIBLIOGRAFIA

  •  Pietro Tamburini. Storia generale della santa Inquisizione. Milano 1862
  • George Ridley Scott. Storia della tortura. 1999
  • Natale Benazzi e Matteo D’Amico. Il libro nero dell’Inquisizione.  1998
  • Brian P. Levack. La caccia alle streghe in Europa. 1987
  • John Edwards. Storia dell’Inquisizione.   1999

CONDIVIDI

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su whatsapp
Condividi su email

COMMENTI

ARTICOLI CORRELATI

Le nostres storie direttamente nella tua mailbox