Gli affreschi dell’oratorio situato nella città dei Tredici Orchi

L’oratorio dedicato a San Leonardo si trova nel cuore della città di Borgomanero, antico riferimento, non solo religioso, per i pellegrini che percorrevano la via Francisca, strada che collegava Novara all’Ossola. La Francisca era una diramazione della via Francigena, fascio di strade che collegavano l’Europa centrale, in particolar modo la Francia, a Roma. La leggenda narra che un gruppo di tredici persone, chiamate i Tredici Orchi (Trözz’ Orchi nella forma dialettale), di ritorno da un pellegrinaggio all’Isola di San Giulio, abbia fondato il primo nucleo della città, sulle rive dell’Agogna.
La costruzione dell’oratorio è fatta risalire al XII secolo, negli anni compresi tra il 1125 ed il 1150. A volere la sua edificazione furono i marchesi di Pombia. L’edificio religioso era il centro del borgo allora esistente, affermazione che si trae dalla prima denominazione del ufficiale di quello che oggi è Borgomanero: Burgus Sancti Leonardi. Gli anni passano veloci. La carta di Romagnano, del 1198, afferma che il Borgo di San Leonardo era un borgo franco, facendo riferimento alla condizione giuridica di una comunità medievale libera da dazi o con, notevoli, privilegi fiscali. Ancora nel 1202 e nel 1225 si trovano riferimenti all’oratorio di San Leonardo. La denominazione scompare, per sempre, a partire dal 1231. Negli anni compresi tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII avviene quella che oggi potremmo chiamare fusione tra il borgo di San Leonardo e Burgy Mayneri, dando vita alla denominazione Borgomanero. L’oratorio è un classico esempio di architettura romanica Novarese.

La facciata, a capanna, reca sopra la porta una lunetta ed una finestra a croce.
L’interno è una navata unica absidata. 
Il motivo di tanto interesse per quest’oratorio? 
Gli stupendi affreschi contenuti al suo interno! 
L’abside attende il nostro sguardo.

Nell’arte romanica l’abside rappresentava il cielo.
Il Cristo benedicente rappresenta la mediazione tra Dio e l’uomo.
Sotto il Pantocratore ritroviamo gli apostoli, tra cui spiccano, per bellezza ed interezza nelle forme, San Tommaso e San Bartolomeo.
Gli apostoli sembrano guardarsi, parlarsi.
Hanno dato movimento alla scena.
I nostri occhi cadono, immancabilmente, sulle finestre dell’abside.
Colori marcati nella volta in cotto.
Chiude il catino absidale il ciclo dei mesi e delle attività dell’uomo. Sono visibili pochi particolari, a causa delle cadute d’intonaco. Sono comprensibili i mesi d’aprile, maggio e novembre. Del mese di settembre è visibile un uomo sotto tralci carichi di grappoli. Per quanto riguarda ottobre si comprende la figura di un uomo, con berretto, intento a battere dei rami con un bastone.
Sulla sinistra dell’abside, per noi che guardiamo, il padrone di casa, San Leonardo.
Leonardo di Noblac, conosciuto anche come San Leonardo l’eremita, nacque in Gallia intorno al 500 e morì tra il 545 ed il 559.
L’abate francese trascorse la maggior parte del tempo come eremita. Dopo la morte, il luogo della sua sepoltura fu meta di continui pellegrinaggi da parte dei fedeli, tanto da essere considerato uno dei santi più venerati dell’Europa medievale.
Sulle pareti laterali dell’oratorio di San Leonardo troviamo serie di santi e scene narrative.
La seconda campata di destra è il luogo più enigmatico della chiesa.
Vi sono scene della vita di Giuda, rappresentate in modo, quantomeno, curioso.
La stranezza maggiore si coglie nell’affresco in cui Giuda parla con i soldati. Guardando bene, nella mano sinistra non stringe il classico sacco con i trenta denari, ma un plico di carta…..
Sotto le scene della vita di Giuda vi sono affreschi riguardanti San Francesco e Sant’Antonio, oltre a due frati Domenicani.
La seconda campata di sinistra presenta, o presentava poiché rimane davvero poco, scene della vita di San Bartolomeo apostolo.
L’unico affresco rimasto leggibile riguarda la scena del martirio.
Sotto quest’affresco è visibile una Madonna del Latte del XV secolo.
Questa rappresentazione si presenta sbiadita e quasi cancellata in corrispondenza del viso del bimbo e del seno della Madre. Il motivo sarebbe da riscontrare nella venerazione per tale immagine e nell’abitudine della popolazione di strofinare le vesti dei bimbi in corrispondenza di questi punti del dipinto.
Non si può chiudere la visita senza ammirare l’immagine di Santa Giulitta, qui nominata Julieta, madre di san Quirico. E’ una delle poche rappresentazioni della santa in questo lembo di terra, compreso tra la pianura e la maestà del Monte Rosa.
Fabio Casalini

Bibliografia

Francesco Allegra, Borgomanero. Cronache di un millennio (962-1963), Evoluzione, Milano 1963.
Francesco Allegra, Borgomanero dagli Anni Cinquanta ai Novanta, Litopress, Borgomanero 1990.
Giuseppe Bacchetta, Percorsi. Storia e documenti artistici del novarese – Provincia di Novara, Borgomanero 2003

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità, sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.


BIBLIOGRAFIA

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