La storia dell’uomo che dipinse il Graal

1390 Valle Vigezzo, abitato di Re.
Il sole stava calando sui monti della Valle Vigezzo.
Il freddo di quella sera annebbiava i pensieri.
L’ultimo raggio di sole aveva da poco abbandonato il mio peregrinare per la valle, quando mi apparve la chiesa dedicata a San Maurizio.
Sulla porta un monaco, di età indefinita, scrutava l’orizzonte.
Lunga barba bianca, il viso segnato dal freddo di queste montagne e dal passare del tempo.
Un sorriso, un gesto con la mano per invitarmi ad entrare.
Non spese parole.

Un cenno ad indicare un punto preciso del muro.

Mi avvicinai.
Ad un tratto una parola uscì dalla bocca dell’anziano:
“Theotokos!”.
Mi voltai ed il monaco mi accolse con un secondo sorriso.
Mi guardò.
Finsi di comprendere.
Un cenno per invitarmi a seguirlo.
Mi condusse nella mia cella e si ritirò. 

Cirillo di Alessandria d’Egitto.

431 Efeso, Turchia.
Ad Efeso si riunirono 200 vescovi per occuparsi di rilevanti questioni attinenti alla religione cristiana.
Durante le lunghe giornate dell’Asia Minore, fu dibattuta, ed accettata, la tesi del patriarca d’Alessandria d’Egitto, Cirillo, secondo il quale Maria è generatrice di Dio, Theotokos, in quanto ha dato alla luce non un uomo ma Dio come uomo.

\”In gremio matris sedet sapienta patris\”. Madonna di Re.

1390 Valle Vigezzo, abitato di Re.
Il mattino seguente il monaco mi attese all’interno della chiesa.
Sguardo perso nell’orizzonte di questo luogo non luogo.
Una sola parola mi ripeteva, Theotokos.
Mi avvicinai al punto preciso indicato dal dito.
Un grande segno attendeva il mio sguardo.
Sotto il cerchio, disegnato dalla sua mano, una scritta.
In gremio matris sedet sapienta patris.
Volgo lo sguardo ad oriente per ritrovare il monaco, ora non più solitario custode del luogo.
Il giungere di un altro abitante la casa del Signore mi aveva trovato impreparato.
I pensieri rapivano i sensi.
Cercavo di comprendere, ma faticavo.
Sono un frescante, non un teologo!
Un giovane monaco si avvicina, comprende il mio stato di confusione e, sussurrando, esprime un concetto pesante come un macigno:
“Theotokos, la madre di Dio”.
Inizio a comprendere che non sarà un lavoro facile.
Ancora un sussurro, ancora un pensiero a voce bassa:
“Nel grembo della madre risiede la sapienza dei padri”.
Le parole sono pesanti, molto più della scritta che avevo da poco letto sulle mura della chiesa.
La voce ha una potenza che lo scritto non può avere.
“Si ricordi: genitrice di Dio, Madre di tutti ma soprattutto di Dio che si è fatto uomo”.
I concetti, complessi e raffinati, iniziano ad avere una forma.
Una Madonna in trono, allattante e con un piccolo Cristo benedicente.
Comprendo cosa devo rappresentare.
Il giovane monaco riprende un concetto su cui non si era ancora soffermato:
“Maestro, Maria Beata Vergine…”.
La vita riserva sorprese ad ogni angolo.
Ogni giorno ci eleviamo, comprendiamo qualcosa che prima ignoravamo.
I pensieri, a fatica, si facevano largo nella mente… vergine… genitrice di Dio… nutrice…il fiore delle vergini…
Certo la rosa!
L’affresco iniziava a prendere forma dentro di me.
Nella mano destra Maria reggerà tre rose, a ricordare la verginità, ma anche la Trinità.
Nella parte sinistra ci sarà Cristo, bambino, che con tre dita della mano destra benedice, a ricordare, anch’egli, la Trinità.
Pensavo di aver compreso.
Ritenevo che le lezioni di teologia fossero finite…
All’improvviso il vecchio monaco ritorna nella scarsa luce della chiesa. Mi fissa. Mi scruta.
Ha compreso che l’idea è penetrata in me.
Attende il momento per il concetto più complesso, più elevato.
Quello da cui non si torna indietro.
Si avvicina, sussurra parole che non comprendo…
“La queste du Saint Graal”.
Rimango in silenzio….

Chrétien de Troyes.

1190 Fiandre.
Sul letto di morte, Chretien de Troyes, lascia incompiuta la sua maggior opera “le Roman de Perceval ou le conte du Graal”.
Il romanzo sarà ripreso e concluso da Wolfram von Eschenbach, il quale si spinge a sostenere che il Graal sia una pietra che produce ogni cosa che si possa desiderare.
Entrambi gli scritti hanno un grandissimo successo e sono tradotti in diverse lingue. L’errare dei cavalieri tra le corti d’Europa permette una rapida diffusione all’interno della nobiltà.
1310 (circa) in un’abbazia cistercense nel cuore della Francia.
Il collegamento tra i romanzi non cristiani, della storia del Graal, ed il trattato conformato sul nuovo testamento è rappresentato dalla “Queste du Saint Graal”.
Questo romanzo fu compilato da monaci cistercensi all’inizio del XIII secolo.
Qualora dovessimo ricercare una mano forte dietro la stesura di questo romanzo, la possiamo individuare nella persona di Bernardo da Chiaravalle.
In questo straordinario passaggio della letteratura antica, il vaso di Chretien de Troyes viene mantenuto, ma ora è riempito del sangue di Cristo.
In quel preciso istante, e per i secoli successivi, nasce un parallelismo simbolico tra il Graal, inteso come vaso, e la Beata Vergine, intesa come colei che ha contenuto il corpo di Cristo, prima della nascita.
In quel momento nasce il collegamento tra Theotokos, genitrice di Dio, ed il Graal come vaso sacro che aveva contenuto lo spirito fatto carne.

Theotokos. Madonna di Re.

1390 Valle Vigezzo, abitato di Re.
Ripenso alle poche parole pronunciate dall’anziano monaco.
L’ultima frase mi ha colpito profondamente.
La parola Graal cosa potrà significare?
Devo chiedere spiegazioni al monaco più giovane, che segue assiduamente lo svolgimento dei miei lavori.
Dopo il breve pasto colgo l’occasione per dissipare i miei dubbi.
Il monaco, con molta pazienza, mi spiega che l’anziano si chiama Iacobus, che è nato in Provenza, e che ha sentito di dover risalire dalla Francia, sino a questo sperduto angolo di mondo, poiché, in sogno, la Madonna gli ha indicato questo luogo come tappa finale del suo percorso di conoscenza.
Le spiegazioni non dissipano i dubbi, anzi li amplificano.
Alla fine io devo affrescare una Madonna, non devo sapere il perché.
I giorni seguenti trascorrono tra lezioni di teologia del giovane monaco e correzioni al dipinto.
I monaci vogliono una grande opera teologica non artistica!
Poche settimane dopo concludo l’opera, il giovane monaco mi chiede di attendere.
Passano lunghi minuti sino a quando giunge Iacobus.
Gli occhi velati dal tempo, dall’emozione, e dalla trepidazione, attendono il dispiegarsi del telo che ricopre l’icona da poco ultimata.
La copertura cade…
Iacobus, in uno scatto di gioia, si porta di fronte alla Madonna ed esclama, guardandomi negli occhi:
“Il Graal!”.

Fabio Casalini.

Bibliografia
* Il mistero del sacro Graal. Graham Hancock, 1992.
* Re e il santuario della Madonna del Sangue. 1996.

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