La chiesa cresciuta sotto lo sguardo del cervo

La monumentale chiesa dedicata a San Gaudenzio è una singolare forma d’arte.
Baceno è un luogo, senza nessun dubbio, straordinario.
Gli antichi abitanti della valle Antigorio hanno voluto lasciarci il loro credo.
Hanno dipinto una parete che, solitaria e muta, controlla tutta la valle.
I secoli sono passati sotto lo sguardo attento del cervo.

Sono arrivate le streghe e con loro la santa Inquisizione.

Sono giunti da Nord pastori e commercianti d’altre terre.
Il cervo ha perso il suo predominio, sostituito da San Cristoforo.
Il santo, portatore di Cristo, ha vegliato sulle anime che da lontano lo ammiravano, lo scrutavano sulla facciata della Chiesa.
L’affresco, datato 1542, è attribuito ad Antonio Zanetti, detto il Bugnate.
All’interno ritroveremo quest’artista, erroneamente, considerato “minore”.
Superata la soglia ci attende il pavimento in evidente salita.
Le dimensioni della chiesa sembrano fluttuare, ingrandirsi, ampliarsi…
Percorrendo l’ultima navata di sinistra incontreremo, lungo il nostro cammino, Santa Apollonia con il simbolo del proprio supplizio, una tenaglia per l’estrazione dei denti.
Il secondo riferimento è la palma del martirio nella mano destra.
Addossata alla stessa colonna vi è Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto. Attorno a lei vi sono i simboli che la rappresentano: sullo sfondo la conchiglia, da intendersi come matrice femminile che contiene qualcosa di prezioso, la palma del martirio, nella mano destra, e la ruota chiodata a ricordare il supplizio cui, probabilmente, fu obbligata.
Poco distante, dipinto su una colonna, un San Rocco alquanto particolare.
Chiarissimo l’influsso nordico su questa rappresentazione.
Il santo è riconoscibile dalla mano che indica le piaghe della malattia e dalla presenza del cane ai suoi piedi. Vestiti, cappello e fisionomia ricordano le genti del Nord che qui transitavano per commerci.
Sul lato destro, per noi che guardiamo, dell’altare vi è un pregevole San Gaudenzio.
Gaudenzio fu consacrato vescovo a Novara nel 398.
Il vescovo sembra ben saldo sulle gambe nel gesto, benedicente, di ricordare la Trinità.
Nella mano sinistra la pastorale e la Bibbia, sul capo la mitra.
L’affresco su colonna, risalente al XV secolo, è attribuito al Cagnola.
Sulla destra, rispetto al santo cui è dedicata la chiesa, si trova una Madonna del Latte d’autore ignoto.
L’affresco risale al XV secolo.
La donna assume sembianze gigantesche grazie all’ascesi del Gotico. Il Cristo benedicente che si allatta, con discrezione, ha la particolarità dei capelli curati ed alla “moda” del XV secolo…
Sulla destra dell’altare ci appare il capolavoro dello Zanetti!
La crocifissione del Cristo, datata 1542.
L’autore potrebbe essere stato allievo di Gaudenzio Ferrari, genio, spesso dimenticato, dell’arte italiana del XVI secolo.
La pittura rinascimentale attende il nostro sguardo dispiegando un campo di battaglia ai piedi del Cristo. Sulla sinistra del grande affresco il Longino, di romana memoria, viene sostituito da un soldato a cavallo.
La lancia che trafigge il costato è di una lunghezza spropositata.
L’affresco presenta molte altre particolarità: sulla sinistra del Longino medievale vi sono due uomini dal rude aspetto che la letteratura ha voluto classificare come i signori De Rodis di Baceno. I signori si presentano sulla scena brandendo un vessillo con un enorme scorpione nero che “cattura” un covone di grano. Una seconda particolarità è visibile sullo sfondo dove dei soldati che suonano i tamburi abbandonano la scena, o il campo di battaglia, sventolando i propri stendardi.
All’improvviso lo sguardo è rapito, catturato, fatto prigioniero, dall’affresco di Adamo ed Eva.
Attribuzione complessa.
Dovrebbe risalire al XVI secolo e potrebbe essere opera o del Cagnola o dello Zanetti.
Andiamo oltre la mano che lo ha dipinto!
Adamo appoggiato ad un badile.
Il serpente, con testa di donna, si avvicina ad Eva per suggerire il percorso peccaminoso.
La donna presenta all’uomo il simbolo del peccato.
Adamo propone un elegante diniego.
Sembra di assistere ad una scena della campagna inglese, con due nobili seduti, comodamente, sopra un muro di confine tra due possedimenti.
L’innocenza andata smarrita?
No.
Non è la scena biblica che induce la conclusione.
Non è la scena campestre che porta la perdita dell’innocenza.
No!
Fu lo scalpello al soldo della controriforma che distrusse l’innocenza!
Il pensiero intollerante, uscito dal concilio di Trento, condusse alla scelleratezza!
Il triste attrezzo distrusse i sessi dei primi abitanti!
L’innocenza era perduta, per sempre.
Quel semplice gesto oscurò la tranquilla bellezza del corpo umano.
Quale dolore può causare un seno femminile?
Quale oscuro pensiero può smuovere un sesso maschile affrescato in una chiesa?
In quali reconditi meandri del pensare umano ci siamo spinti in quei secoli?
Queste ed altre domande non troveranno, ora, una risposta.
Un altro enigma è alle porte!
Nell’affresco di Adamo ed Eva il serpente assume sembianze femminili, si camuffa per stordire la prima donna.
L’essere strisciante cambia la propria identità.
Mente.
Strategia propria del Maligno!
Alzando lo sguardo lo trovi dove ti aspetti che sia.
A pochi passi dall’affresco “scalpellato” appare un demonio apocalittico!
Opera straordinaria del Bugnate.
Satana è il mostro dalle sette teste, ognuna a rappresentare un vizio capitale.
Nel viso scimmiotta la Trinità assumendo triplici aspetti.
Si presenta in una “mandorla di luce” per ricordare che Lucifero è portatore di luce al pari del Cristo benedicente.
Ma…. Nulla è perduto!
Una catena al collo a trattenerlo.
La morte del Cristo, affrescata a lato dell’apocalisse, ha vinto sulla luce, tetra, del signore del male.
La chiesa di Baceno avrà perso la propria innocenza, ma ha vinto la battaglia contro il male.
Fabio Casalini.

Bibliografia
*San Gaudenzio in Baceno. Enzo Basello. 2011.

Fotografie
1. Crocifissione di Antonio Zanetti.
2. Interno della Chiesa di Baceno.
3. Sant’Apollonia.
4. San Rocco.
5. San Gaudenzio.
6. Madonna del Latte.
7. Adamo ed Eva.
8. Il drago dell’apocalisse.

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