La solitudine degli affreschi dimenticati nel ventre della terra

La Chiesa dedicata alla Beata Vergine Assunta, a Villadossola, è un gioiello che deve essere guardato, ammirato, amato.
Si erge al di sopra di uno sperone di roccia. 

La struttura architettonica richiama un lontano passato.
L’edificio si compone di due chiese con absidi sovrapposte.

Negli antichi documenti appare la dicitura \”castrum\” per indicare il luogo nel quale, silenziosa, si erge la piccola chiesa dedicata alla Vergine.
La dicitura porta il pensiero a ripercorrere il tempo, e forse lo spazio, per giungere al periodo in cui dall’Ossola si dipanava la via Francisca.
La costruzione religiosa si presume fosse una cappella al servizio della fortificazione che, muta, difendeva i pellegrini durante il transito su questa via.
La datazione al secolo VIII,  quindi all’epoca carolingia, la conduce in quel ristretto novero di prime architetture sacre dell’Ossola.
Sulla destra del portale un piccolo ingresso ci conduce in un mondo sconosciuto.
Luogo dimenticato.
Luogo vicino al ventre della terra!
La prima abside che troviamo, lungo il nostro entrare nel cuore della terra, presenta il Pantocrator nella mandorla mistica. Il termine \”Pantocratore\” deriva dall’unione delle parole greche \”pan\”, che significa tutto, e \”kratein\”, avere in pugno.
E’ una raffigurazione del Cristo appartenente all’arte Bizantina, poi mediata nel romanico ed infine nell’arte medievale.
Nella seconda abside ammiriamo affreschi del XV secolo.
Sulla destra, rispetto al Cristo centrale, troviamo la raffigurazione di quello che si pensa essere San Gaudenzio, primo vescovo di Novara.
Alla sinistra del, bellissimo e trascendente, Cristo in croce troviamo un secondo vescovo. 
Questa figura apre molti dubbi e diversi scenari legati alla presenza, discutibile ed ancora da provare, dei Longobardi in Ossola.
Personalmente mi sento di escludere che possa trattarsi di Liutprando, re Longobardo, in quanto è chiaramente riconoscibile la figura religiosa del personaggio.
La speranza è legata alle nuove generazioni di studiosi, che si cimenteranno con questi affreschi per \”decifrare\”, con chiarezza, le personalità che i nostri antenati hanno voluto rappresentare.
Lasciamo i dubbi alle nostre spalle.
Ripercorriamo questo angusto corridoio per riprendere contatto con la luce del giorno.
Pochi passi.
Qualche gradino.
Eccoci ora all’interno della Chiesa Superiore.
Come nella costruzione sottostante siamo alla presenza di due absidi.
In quella settentrionale vi è la \”Trinità all’Altare\”, ovvero la Trinità raffigurata come una triplice immagine di Cristo!
Si possono scorgere tre figure identiche, anche se le due laterali, per quanto concerne il viso, le possiamo solo immaginare. Le tre figure sono disposte frontali rispetto alla mensa. Di fronte alle figure del Cristo appare il calice eucaristico.
Se la datazione al XII secolo fosse corretta, saremmo in presenza di una delle più antiche rappresentazioni di questo genere che si conosca.
Non mi limito alla sola Ossola ed al Piemonte.
Sotto i piedi della Trinità sono presenti, e visibili nella loro interezza, gli Apostoli.
Si presentano allo spettatore a coppie.
Nell’abside settentrionale sono visibili sei apostoli.
Gli altri sei, o tre coppie, con molta probabilità, dovevano trovarsi nell’abside meridionale.
Seguendo gli apostoli ci spostiamo nell’abside meridionale.
Le tre coppie, di apostoli, mancanti sono state sostituite da una \”natività\” attribuita al \”pittore della Madonna di Re\”.
Coloro che hanno sposato questa tesi hanno intravisto delle chiare somiglianze nei tratti pittorici dei due dipinti.
Nascosto dietro all’altare, di modeste dimensioni, troviamo tracce di \”scene campestri di chiara intonazione feudale\”.
Questo affresco, al pari della Trinità dell’abside settentrionale, è un gioiello di grande importanza storica. 
Questa piccola chiesa, nascosta dalla più importante dedicata a San Bartolomeo, è un bene prezioso.
Un tesoro di portata storica.
Un \”qualcosa\” che dobbiamo preservare e consegnare alle future generazioni affinché il ventre della Terra possa tornare ad essere illuminato.

Fabio Casalini

Un ringraziamento alla Famiglia Piana che riesce sempre ad esaudire le mie richieste.
Un ringraziamento a Barbara, Francesco, Alberto, Giulia e Chiara che mi hanno accompagnato, guidato e sopportato in questa meravigliosa avventura.

Bibliografia

Il Romanico in Ossola. Oscellana. 2007
Storia di Villadossola. Tullio Bertamini. 1976
La Trinità all’altare, genesi, designazione e significato di una famiglia di immagini. Francois Boesplug
Percorsi tra fede ed arte, la chiesa di Santa Maria Assunta. Aldo Banchini, Paolo Negri e Paolo Valorio. Edizioni Villarte
FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità… sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

BIBLIOGRAFIA

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