La fontana che non doveva essere dov’è.

L’acqua nutre, l’acqua purifica.

L’acqua è fonte di vita e di energia. L’acqua sale fino al cielo catturando le energie e i misteri dell’universo, ridiscende sulla terra rendendola feconda, impregnandola dei segreti che ha carpito lassù, per poi scivolare a fondo nel suo cuore, ed ascoltare altri segreti, altri misteri.
L’acqua è flessibile, aggira gli ostacoli, sa entrare anche dove la materia non riesce a passare. L’acqua può distruggere: può farlo con un impeto violento ed improvviso, o piano, lentamente, goccia a goccia, colpendo dall’interno, deteriorando le fondamenta prima che ce se ne possa accorgere. Eppure è anche la nostra forma principale di vita, di nutrimento, di salvezza.
L’acqua è il collegamento fra la terra ed il cielo, ed è il collegamento fra la parte razionale e contingente dell’uomo e quella più profonda, primordiale, potente e misteriosa. L’acqua è il simbolo del nostro inconscio, perché come è esso è profonda ed insondabile, contiene tutti i nostri segreti e ci domina anche quando viviamo sulla terraferma.
L’acqua è un battesimo che ci rigenera e ci purifica, collega la terra del nostro corpo al cielo del nostro spirito.
L’acqua è come la conoscenza.

A Torino c’è una fontana che non è solo una fontana.

E’ una elaborata e bellissima metafora costruita attorno all’acqua intesa come simbolo, all’acqua come conoscenza, come percorso iniziatico.
L’acqua è la via da percorrere, e attorno ad essa si assemblea una coreografia di figure che sono indizi su come trovare questa strada, simboli che sono risposte alle domande di chi ha sete.
Di acqua, di conoscenza.
Questa fontana fu commissionata nel 1929 dall’allora ministro Pietro Bajnotti in ricordo dei propri genitori.
Venne infatti chiamata Fontana Angelica, in onore alla madre del committente.
Oggi la si può ammirare in Piazza Solferino, con i suoi zampilli che fanno da cornice alle architetture liberty attorno al Teatro Alfieri.
Ma non doveva essere lì.

La fontana era stata progettata per trovarsi, orientata verso est, verso il sorgere del sole, nella piazzetta antistante al Duomo di Torino, ovvero in quello che, secondo le interpretazioni esoteriche della planimetria della città, è il punto nevralgico di incontro, e di equilibrio, fra le energie negative, oscure e quelle benefiche e positive che scorrono attraverso il cuore della città.
La piazzetta è intitolata a San Giovanni Battista, così come il Duomo.
San Giovanni, che si festeggia nella notte del solstizio d’estate, la notte in cui i sogni si fanno premonitori e la rugiada si impregna di effetti benefici.
San Giovanni che è il patrono di Torino.
E della Massoneria…
Fontana Angelica, Torino - I Viaggiatori Ignoranti
Piazza Solferino
Gli zampilli della fontana sgorgano fra quattro figure, due maschili e due femminili, che ufficialmente rappresentano le quattro stagioni.
Le due donne sono la Primavera e l’Estate, la fecondità e la rinascita e l’apogeo della vita, il sole che splende allo zenit ed ubriaca di bellezza. Sono l’amor sacro e l’amor profano, la virtù e la pulsione – ma non sono una contrapposizione di giusto e di sbagliato: sono al contrario un equilibrio di aspetti che serve per far scaturire la conoscenza, e la vita stessa.
I due uomini sono l’Autunno e l’Inverno, uno giovane e l’altro anziano, ma probabilmente questo è solo un travestimento che indossano, una metafora nella metafora: un’altra interpretazione, infatti, li vede piuttosto come Boaz e Jaquim, i due giganti che sorreggevano le Colonne d’Ercole, i due guardiani della soglia che immetteva verso l’infinito.
Figure chiave nella teogonia massonica, simboleggiano i due estremi lungo cui si snoda il cammino della conoscenza: il giovane Boaz è il neofita che comincia il percorso – è appoggiato alla chiglia di una nave, con il desiderio di solcare le acque, di intraprendere il viaggio, e tiene in mano una rosa appassita, come a voler dire che quello che sapeva fino ad oggi non gli basta, che vuole di più.
Jaquim invece è l’ultimo gradino della scala iniziatica, è la luce del sapere.
C’è un’aquila a fargli compagnia, un animale fiero che osa volare in alto, che osa raggiungere vette inaccessibili.
Jaquim tiene in mano un otre a forma di ariete da cui sgorga, cristallina e dissetante, l’acqua. L’ariete è il vello d’oro degli Argonauti, la meta ultima del viaggio di ricerca, la trasformazione in qualcosa di superiore, di puro, di vicinissimo alla perfezione.
Fontana Angelica, Torino - I Viaggiatori Ignoranti
Ma la strada della conoscenza, nella realtà, non è mai dritta e lineare.
Il percorso può essere contorto e difficile, può subire deviazioni e percorrere diramazioni inattese.
E chissà, allora forse non è un caso che questa fontana non si trovi dove avrebbe dovuto essere.
E’ lontana dal Duomo, dal centro di equilibrio fra Bene & Male, è spostata in linea d’aria verso la sinistra, ed è orientata verso ovest – verso il sole che tramonta, il giorno che finisce e non che inizia.
Forse è per questo che Jaquim è corrucciato: il percorso è lungo, è difficile e non ha mai fine.
Ma ciò non toglie che Boaz abbia comunque sempre voglia di salpare…

Serena Chiarle.

BIBLIOGRAFIA

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