San Maurizio il moro, il comandante della leggendaria Legione Tebea

Sono nato nella città delle cento porte, dove il grande fiume compie il suo giro. [1]

Sono di stirpe nobile e di singolare valore nelle armi.
Sono di rara bellezza e forza.
La mia educazione militare mi porta al comando di una guarnigione romana.
Roma chiama! L’imperatore ha bisogno di noi!
In pochi giorni si forma una legione. Passerà alla leggenda come la Tebana.
L’Egitto è sotto controllo.
Non serviamo a casa nostra.
Andiamo in quel luogo dove la storia iniziò.
Quel lembo di terra compreso tra il Tigri e l’Eufrate, i grandi fiumi della vita.

Controlliamo. Guardiamo. Combattiamo.
Un inverno ci chiamano nella città Santa.
Gerusalemme è ora di fronte a noi.
In quel mistico luogo conosco il vangelo di Cristo.
Mi battezzano. Divento Cristiano.
Un cristiano a capo di una legione romana.
Le cose devono cambiare!
Un generale deve fidarsi dei propri ufficiali!
Converto tutti i miei uomini alla nuova religione.
Il comando della Legione diviene apostolo di Dio.

Tutti sono convertiti. Tutti sono ora cristiani.
Diveniamo i cristiani combattenti.
Mi presentano il sacro chiodo che servirà a proteggere la mia arma.
Nasce la sacra lancia, che sarà sempre in battaglia con me.[2]
In Europa la situazione è complessa.
I popoli del Nord si ribellano all’Impero.
Ci chiamano! Ci vogliono!
Il viaggio verso Roma è lungo, ma Cristo ci sorregge.
Roma. La nuova via.
Il Papa traditore, colui che offrì incenso al Dio pagano, mi benedice.[3]

Risaliamo veloci sospinti dal vento poderoso della nostra missione.
Tra il mare e le montagne si rafforza la nostra unione. La nostra fede.
Attraversiamo l’arco di Augusto. Sarà protettore per i miei uomini.
Siamo figli dell’Impero!
Il tempo corre. Diocleziano e Massimiano hanno bisogno di noi.
La neve ed il freddo, per noi nemici, ora sono dolci.
Risaliamo il Sommo Poeninus con ammirazione per chi è passato prima di noi.[4]
Siamo vicini a Dio!
La discesa verso le terre elvetiche è ardimentosa.
Ci attendono. Hanno bisogno di noi.

Giungiamo a cospetto del grande fiume.
Ci accampiamo vicino ad Ottoduro, in quel luogo chiamato Agaunum.[5]
Il primo ordine che riceviamo è quello di massacrare il popolo dei Bagaudi.
Sono cristiani come noi. E coloro che non lo sono lo diventeranno, perché nessuno deve sentirsi escluso dalla nuova religione.
Non sono in grado di opporre resistenza.
I miei ufficiali sono distrutti. Convinti che non si debba uccidere un altro cristiano.
La Legione capirà. Tutti capiranno.
Non ci presentiamo all’adunata generale.
Immaginiamo la nostra sorte: decimazione.

Nessuno può convincere un cristiano ad uccidere un altro cristiano.
Ecco la seconda decimazione.
Morte. Minacce. Odio. 
Non ci fermeranno!
Massimiano non comprende. Decide per lo sterminio totale dei miei uomini.
Il fiume diventa rosso del nostro sangue, il sangue Tebano.
Coloro che si salveranno porteranno la parola di Dio nelle terre vicine.[6]
La mia fine è ora giunta.
Siamo alla fine dell’inizio.
Proseguirà con l’inizio della fine!
La nostra storia diviene leggenda.
La nostra leggenda diviene storia.
Nel luogo in cui ho trovato la morte San Sigismondo costruisce il primo monastero.
Le mie ossa sono raccolte.
Tutti vogliono un pezzo di me.
Carlo Magno viene in pellegrinaggio sulle mie sacre reliquie.
Le mie armi sono desiderate!
La spada, la mia spada, hanno voluto inciderla.
Hanno riportato i loro nomi.
Hanno osato apporre le loro effigie.
La Sacra Lancia, rinforzata con il Sacro Chiodo, ora riposa poco oltre le Alpi.
Lasciatela stare. Non toccatela.
Ci hanno provato.
Cercata, trovata ed usata.[7]
Non hanno capito.
Non è simbolo del male.
L’anello.
Passato di padre in figlio come simbolo del potere terreno.[8]
Tutti vogliono un pezzo di me, tanto che inventeranno anche una croce.
Ora lasciatemi riposare.
Guardatemi negli affreschi che mi riproducono.
Affreschi e dipinti confusi.
Mi riproducono con la pelle bianca.
Ricordate, sono Tebano.
Nessuno ricorda il mio viso.
Nessuno ha capito.
Tutti vogliono un pezzo di me.
Un pezzo della Leggenda.
Io sono la Leggenda.
Io sono San Maurizio.


Fabio Casalini

1- Omero definisce \”la città delle 100 porte\” Tebe in Egitto.
2- La sacra lancia è uno dei maggiori simboli del Sacro Romano Impero. All’interno della lancia la leggenda vuole che sia incorporato uno dei sacri chiodi della croce di Cristo.
3- Papa Marcellino ( morto nel 305) si narra che, per salvarsi dalla persecuzione, abbia offerto incenso agli Dei pagani e consegnato i testi sacri.
4- Il Sommo Poeninus è il Passo del Gran San Bernardo.
5- Ottuduro è l’attuale Martigny. Agaunum oggi ha preso il nome di Saint-Maurice-en-Valais
6- La leggenda dei martiri Tebei narra che molti si salvarono allo sterminio e divennero apostoli della parola di Dio in Germania, Svizzera ma soprattutto in Piemonte.
7- Hitler fece riportare la sacra lancia da Vienna a Norimberga, centro del partito nazista. Nella città tedesca venne collocata nella chiesa di santa Caterina. Dopo la sconfitta di Stalingrado l’antica reliquia venne portata in un bunker segreto. I terribili bombardamenti dell’ottobre 1944 fecero perdere le tracce. Nell’aprile del 1945 il generale Patton la ritrovò durante una missione di recupero. Nel 1946 venne portata a Vienna dove risiede tuttora. 
8- L’anello di San Maurizio fu ceduto alla famiglia Savoia con l’unico obbligo che rimanesse nella casata e che passasse di padre in figlio. Il mito di San Maurizio è stato tanto sentito dalla famiglia Savoia che ne è divenuto simbolo.

Bibliografia

Massimo Centini, Martiri Tebei, storia ed antropologia di un mito alpino. Priuli & Verlucca.
Denis Van Bercham, The Martyrdom of the Theban Legion, Basilea 1956.
David Woods, The Origin of the Legend of Maurice and the Theban Legion, in \”Journal of Ecclesiastical History\”, XLV (1994)

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