San Bernardino alle ossa e il segreto dei disciplini

Se vi foste trovati a Milano in epoca medievale avreste potuto incontrare uomini che indossavano neri sai con cappucci chiusi che coprivano interamente i loro volti, ad eccezione degli occhi, a cui veniva data la possibilità di scrutare le vie della città meneghina tramite due piccole fessure. Questi uomini facevano parte di un ordine molto particolare : la confraternita dei Disciplini, detta anche ordine “dei Battuti”, composta da laici dediti alla preghiera, alla penitenza e all’autoflagellazione.

A loro fu affidata la custodia dell’ossario dell’ospedale del Brolo e della piccola chiesa annessa e, forse, per quel motivo, oltre al particolare saio di lana aperto in corrispondenza della schiena per mostrare i segni della fustigazione, spesso i membri delle confraternita erano riconoscibili dal teschio appeso al cordone della cintura. A seguito di un crollo l’ossario venne completamente ricostruito dai membri della confraternita e venne incaricato l’artista Sebastiano Ricci di realizzare un affresco, per la volta del nuovo edificio, che ritrae l’ ascensione delle anime dal Purgatorio al Paradiso.

Le pareti, invece, per l’intera altezza fino al soffitto furono decorate da ossa umane: teschi, femori, omeri e tibie sono incastonati come macabri ornamenti ed in alcuni punti, teschi più scuri, disegnano grandi croci quasi a ricordare agli sbigottiti visitatori il triste destino dei vivi. Nei 4 angoli del soffitto lunghe ossa formano la “M” di Maria, a cui la chiesa è dedicata come testimonia la presenza di un altare con la statua di Nostra Signora Dolorosa de Soledad inginocchiata al cospetto di Gesù morto.
In un luogo così particolare non potevano mancare leggende ad esso associate per rendere l’ atmosfera ancora più tenebrosa e spettrale.

La più conosciuta narra che sulla sinistra dell’altare, insieme alle molte ossa appartenute a diversi individui, riposi lo scheletro integro di una giovane. Tutti gli anni, il 2 di Novembre, nella notte di Ognissanti la ragazza ritornerebbe in vita e, tramite l’ apertura di un angusto passaggio segreto, si manifesterebbe nella cappella. Per suo volere gli scheletri si ricomporrebbero per farsi magicamente da lei guidare nella macabra danza dei morti, leggenda vuole che la frenesia del ballo sarebbe tale da poter distintamente udire i rumori delle ossa che battono tra loro anche all’esterno della cappella.

Annessa alla cappella sorge la chiesa di San Bernardino alle ossa le cui origini risalgono al 1200 sebbene a seguito del crollo del campanile della vicina chiesa di Santo Stefano nel 1750 fu ricostruita nell’ attuale stile barocco e rococò ad opera di alcuni architetti tra i quali Carlo Giuseppe Merlo, progettista tra l’ altro della guglia maggiore del Duomo.
L’ interno la chiesa è molto semplice, dopo aver percorso un breve atrio si passa sotto un ampio portone e si accede all’ unica navata ai lati della quale si trovano due cappelle con altari marmorei barocchi. In una delle due cappelle vi è la tomba di famiglia di alcuni discendenti di Cristoforo Colombo e gli stemmi della famiglia con il motto: “Colon diede il Nuovo Mondo alla Castiglia e al Leon”

Anche la chiesa nasconde un ambiente tanto suggestivo quanto inaccessibile per il pubblico protetto da una grata di ferro sul pavimento proprio al centro della chiesa una decina di gradini conducono al sepolcreto dei Disciplini.
Nelle pareti della cripta furono ricavate  ventuno nicchie simili a troni sui quali venivano adagiati i confratelli defunti dell’ ordine ciascuno avvolto nei proprio saio, il volto coperto dal cappuccio ed una semplice targhetta in legno ad indicarne il nome. Opportuni fori e canali ricavati nella pietra permettevano la fuoriuscita dei liquami del corpo favorendone la mummificazione. Successivamente le ossa venivano lavate e risposte nella cripta lasciando il posto a nuovi confratelli.

Marco Boldini

MARCO BOLDINI

Nato nel 1969 sposato, 3 figli e il gatto Balthazar, 47 anni ma in realtà ventisettenne con vent’anni di esperienza, cittadino del mondo e milanese di nascita ma miazzinese e, più recentemente, tainese di adozione. Volubile e curioso cerco quando posso di fuggire dalla noia e dalla routine, ho potenzialmente sempre la valigia aperta, pronto a passare da un aeroporto all’altro, a conoscere lingue, persone, culture e paesi diversi che ritraggo in maniera dilettantistica con la macchina fotografica. Amo in uguale maniera la montagna, che ti parla con i suoi silenzi e ti regala indimenticabili albe e romantici tramonti; da qui forse l’interesse per questo blog.

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