Il Sacro Fuoco della Cattedrale nei boschi


Non essere un mero registratore dei fatti,

ma cerca di penetrare il mistero della loro origine.
(Ivan Pavlov)
Calasca Castiglione, provincia di Verbania.
Un paese di montagna come gli altri?
No.

Abbiamo, da poco, iniziato a togliere la polvere dal Santuario della Gurva.

Percorso iniziale che troverà una conclusione tra qualche settimana, quando i puntini sulla mappa della Valle Anzasca definiranno un disegno.
Ma il santuario costruito sulla roccia non è l’unica particolarità di questo piccolo comune nascosto nel cuore della valle.
Risalendo i tornanti che ci dividono dall’abitato di Antrogna, frazione del comune di Calasca, lo stupore sostituisce la curiosità.
Nel bel mezzo delle montagne un gigante disteso e tranquillo ci attende.
La Cattedrale nei boschi.
Immensa.
Smisurata per il contesto nel quale si trova.

Le domande sorgono spontanee.

Perché questa costruzione vasta ed imponente in questo luogo?
Avendo ancora le domande non risposte del Santuario della Gurva, il cervello fatica a sorreggere il peso di tanto richiedere.
Questa domanda troverà una giusta risposta dall’unione dei fatti costruttivi di altri due monumenti e di coloro che ne curano la preziosa vita.
Facciamo un passo in avanti.
A chi è dedicata la Chiesa?
Sant’Antonio abate.
Pensieri si susseguono… sant’Antonio abate conosciuto anche come l’anacoreta… oppure sant’Antonio del Fuoco…. Il primo degli abati… Il fondatore del monachesimo cristiano.
Illustre personaggio egiziano che per primo costituì delle “famiglie” di monaci sotto la guida di un “abbà”.
Morto nel deserto intorno alla metà del 300 d.c.
Abbiamo ripassato la vita dell’uomo ma… qualcosa sfugge… Dobbiamo concentrarci su quel Sant’Antonio del fuoco? Termine che risale alla narrazione secondo la quale il monaco si portò sino all’inferno per disputarsi le anime dei peccatori con il demonio.
Enfatizzando la situazione, un novello Prometeo. Un portatore di fuoco. Colui che dona il fuoco all’umanità. 
Vi sarebbe un altro accostamento suggestivo, caro alla Massoneria, che associa Prometeo a Lucifero, in quanto entrambi ribelli e portatori di luce…..
Entrando nella chiesa troveremo un “Prometeo” magari nascosto sotto le sembianze di qualcun altro?
Sarà difficile capirlo ora.
Sopra di noi veglia un San Maurizio di pregevole fattura.
San Maurizio. Ne ho parlato qualche settimana addietro indossando i suoi panni per raccontarvi il Miracolo del Sangue di Re.

Martire della “mitica” Legione Tebana, al centro ancora oggi di discussioni e studi sulla sua reale esistenza.
Andiamo oltre con la certezza che torneremo su questa “ambigua” figura.
Prima dell’altare, nell’ultima cappella sulla sinistra, sono deposte le reliquie di San Valentino.
Era il 15 luglio del 1805 quando i fratelli Boiti arrivano a Calasca Castiglione con il corpo del giovane soldato, martire, del tempo di Nerone.
Il corpo venne traslato dalle catacombe romane a Calasca… a Calasca?
Nel mio cervello risuona…. Perché un martire-soldato, a Calasca Castiglione?
La dedicazione ad un santo anacoreta che padroneggiava il fuoco come Prometeo, sopra le nostre teste un martire soldato della Legione Tebana ed ora un soldato martire del tempo di Nerone.
Il quadro inizia a delinearsi….
Un ricordo improvviso!
La Milizia tradizionale di Calasca ha eletto immediatamente a suo protettore San Valentino…. Soldati che eleggono un soldato a loro protettore… forse andiamo nella giusta direzione.

Le nostre vere scoperte vengono dal caos.
Palahniuk
Sollevo lo sguardo sicuro di non avere sorprese.
L’ascensione della Madonna fa bella mostra di se.
Il dogma cattolico, riferito all’assunzione della Beata Vergine, è stato proclamato da Pio XII nel 1950, ultimo dogma proclamato da un Papa.
Guardo, ammiro e penso: ma se il dogma è del 1950, prima cosa rappresentavano?
Nel pensare lo sguardo si posa su Sant’Ambrogio.
Folgorato cerco gli altri dottori della Chiesa.          
Sant’Agostino, San Gregorio Magno e San Girolamo.
I teologi e santi nominati “dottori della Chiesa” sin dal lontano 1298.
I primi quattro.
I più antichi.
Due dottori della chiesa sono posti ai lati del corpo del soldato martire, gli altri due esattamente di fronte.
Vi sono ancora due curiosità da annotare.
Entrambe all’esterno del luogo sacro.
Il campanile ha misure ragguardevoli per il luogo nel quale si trova: si eleva per oltre 67 metri!

Inoltre la torre campanaria riuscì nella non facile impresa di causare addirittura un morto!

”il 13 agosto del 1790 verso le ore 21 Antonio Miretti, figlio di Bartolomeo di Antrogna, all’età di 20 anni circa, colpito in testa dal batacchio di una campana, cadde privo di sensi nella cella campanaria di questa chiesa. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero il giorno seguente”.

Il pensare al cadavere del ragazzo mi conduce direttamente al cimitero, posto sulla sinistra della chiesa rispetto alla facciata.
Pochi metri dopo l’angolo della Chiesa comprendo che il cimitero non lo visiterò!
Su tutta la lunghezza della Cattedrale nei boschi vi sono lapidi!
Lapidi che attirano la mia curiosità.

Di chi saranno?
Risposta scontata. 
Gli appartenenti alla milizia sono stati inumati nel fianco della Chiesa. 
Quindi siamo in presenza di una Chiesa dedicata ad un santo protettore del fuoco, al cui interno si trova un martire-soldato che è stato eletto a protettore dei soldati che servono la Chiesa stessa, e che vengono inumati direttamente nelle pareti esterne dell’edificio sacro. 
Inoltre, dall’alto della navata principale, un guerriero, martire tebano, ci controlla….
Ora comprendo le profetiche parole di un amico che suonavano all’incirca così: la Valle Anzasca? Il braccio armato dell’Ossola…..
Fabio Casalini.

BIBLIOGRAFIA

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