Il Palazzo dei Papi dell’empia Babilonia

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Colui che decise di portare la corte papale ad Avignone fu Giovanni XXII, nel 1316, ma solo con Benedetto XII, monaco cistercense, nel 1334, si diede il via ai lavori di costruzione del palazzo che doveva ospitare i papi "dell'altera Roma"...
Il palazzo dei Papi di Avignone è il più grande palazzo gotico d’Europa.
E’ smisurato.
E’ di una bellezza sconvolgente.
Al pari della cattedrale di Strasburgo, può ritenersi uno dei momenti più alti della cultura occidentale.
Il palazzo fu dimora di sette papi e di due antipapi, che nel XIV secolo lasciarono Roma per esiliarsi in questo angolo di Provenza.
Colui che decise di portare la corte papale ad Avignone fu Giovanni XXII, nel 1316, ma solo con Benedetto XII, monaco cistercense, nel 1334, si diede il via ai lavori di costruzione del palazzo che doveva ospitare i papi “dell’altera Roma”. I successori ingrandirono il palazzo con torri, stanze, cucine, scale e cortili. Portarono l’edificio ad occupare circa 15.000 metri quadrati.
Il palazzo è costruito con una particolare pietra, che cambia colore con il trascorrere della giornata: dorato al mattino quando viene colpito dalla soffice luce dell’alba, rosseggiante la sera nel sole del tramonto.
La delizia dell’uomo di fronte ad un simile spettacolo è totale.
Non è possibile non apprezzare il mirabile lavoro delle persone del medioevo.
Il Medioevo, periodo particolare della nostra storia.
Momento in cui tutto era possibile, nel bene e nel male.
Alle costruzioni mirabili per cui l’uomo moderno prova ancora ammirazione, si affiancano cadute nella brutale e selvaggia violenza, intrisa di sadismo e persecuzione.
Nel tragitto tra la piazza ed il portone, che permette l’accesso al palazzo, una frase risuona costantemente nella mia mente: ” La chiesa non sparge sangue” [1].
Superata la scala si accede all’interno della costruzione.
Oltrepassato il portone, brividi.
Autosuggestione.
Voci lontane. Soffuse.
Un urlo mi sconvolge…..i bambini si divertono, si rincorrono tra grida sguaiate.
Le stesse grida, ora, mi sembrano arrivare dal basso, dai locali raccontanti da R.R. Madden [2] con dovizia di particolari.
All’orrore segue sgomento! ma come siamo potuti cadere a questo livello di sadismo?
Domanda a cui non troverò mai risposta.
Le celle, la camera delle torture e la camera del giudizio si susseguono in un crescendo di violenza e dolore. Se potessi immaginare l’inferno sarebbe questo!
Ma al male non vi è mai fine.
Il forno.
Luogo nel quale i condannati per eresia erano incatenati in attesa della fine.
In questa attesa la carne era strappata, bucata da abili inquisitori.
Si doveva procurare dolore senza portare la morte.
La morte, per gli eretici arrivava in un modo terribile! Venivano arsi vivi.
Ma questo non bastava, non era sufficiente!
Le camicie dei condannati erano intrise di zolfo, per migliorare la combustione, accelerare le fiamme che avvolgevano la carne.

Respiro. Ho bisogno di prendere fiato.
Capire mi è impossibile, non ci provo neppure. Lascio che le emozioni del momento abbiano il sopravvento.
Madden [2] ci ricorda cosa succedeva nei piani alti del palazzo, quale fosse il comportamento dei Papi in corrispondenza della morte che procuravano.
Il momento più basso della \”cattività avignonese\” si ebbe con Clemente VI.
Nello stesso momento in cui le urla di dolore si propagavano nelle stanze del Palazzo altre urla, questa volta di piacere, tendevano a coprire le precedenti! Erano le voci delle molte amanti del Papa che cercavano di soddisfare le infinite voglie dell’uomo, tra coperte bordate di ermellino e pregiate stoffe comprate commerciando indulgenze.
Possiamo fare colpa ad un uomo le cui frasi più sensate furono: “prima di me nessuno ha mai saputo fare il Papa”  e “se il Re d’Inghilterra volesse far nominare vescovo il suo culo non dovrebbe far altro che chiederlo..”. Chiaramente la nomina del culo a vescovo avrebbe avuto un prezzo, e possiamo immaginare anche elevato…
Un merito andrebbe riconosciuto a Clemente VI, ha legittimato i suoi tanti figli.

Avignone come un’empia Babilonia quindi?
Secondo Francesco Petrarca si. Nel celebre “canzoniere” [3] compara la città provenzale ad una nuova Babilonia ed il Palazzo dei Papi alla torre di Babele.
Già in gioventù il celebre scrittore si era scagliato a più riprese contro il Papa di Avignone. In una serie di lettere [4], cui venne sempre taciuto il destinatario per ovvie ragioni politiche, si spinse a dire: ” ad Avignone regnano orgoglio, invidia, lussuria ed avarizia. Gli uomini peggiori sono favoriti ed i poveri oppressi!”.
Ridiscendo le scale per tornare alla luce della Provenza.
La frase “la chiesa non sparge sangue” ritorna nella mente.
Hanno cercato di rispettarla!
Gli inquisitori non spargevano sangue, preferivano bruciare vive le proprie vittime, trovando gioia nelle loro grida….

Fabio Casalini

BIBLIOGRAFIA

Riferimenti
[1] \”Ecclesia non novit sanguinem\”
[2] R.R. Madden, \”Galileo e l’inquisizione\”, edito da Burns & Co, London & Dublin
[3] Francesco Petrarca, il canzoniere, scritto dal 1366 al 1374
[4] Francesco Petrarca, Sine Nomine, dal 1342 al 1358

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