Morasco. Il paese sommerso

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Negli anni della costruzione della grande diga, il muraglione è alto circa 50 metri e lungo circa 600, il paese non era più stabilmente popolato in inverno, ma in estate era il centro maggiore della valle ed era dotato di abbondanti pascoli....

All’inizio del secolo scorso le valli dell’Ossola conobbero un grande sviluppo industriale.
Il settore idroelettrico fu quello che maggiormente partecipò a questa grande corsa al progresso.
Possiamo dire che fu quasi l’unico.
L’industria idroelettrica attirò capitali ed uomini in questo angolo remoto di Piemonte, schiacciato al confine con la Svizzera.
Tale sviluppo portò ad un miglioramento della vita ma,  modificò profondamente l’ambiente nel quale operava: la costruzione delle centrali idroelettriche portò ad utilizzare bacini già esistenti innalzando il livello delle acque dei piccoli laghi; in molti altri casi tali bacini vennero creati ex-novo.
Nella maggioranza dei casi i terreni che vennero utilizzati, ed immolati, all’industrializzazione erano improduttivi.
Ricordiamo che vennero distrutti anche pascoli fiorenti come quelli sulle sponde del Lago Vannino.

La sorte peggiore toccò pero al villaggio di Morasco.
Negli anni della costruzione della grande diga, il muraglione è alto circa 50 metri e lungo circa 600, il paese non era più stabilmente popolato in inverno, ma in estate era il centro maggiore della valle ed era dotato di abbondanti pascoli.

Negli anni appena precedenti la costruzione vi vivevano stabilmente almeno una ventina di famiglie. Nel 1940 fu ultimata la diga, ed il paese di Morasco fu definitivamente sommerso dalle acque, e con se anche l’oratorio dedicato a Sant’Anna e San Lorenzo.

Il paese, di origine walser, era occupato sin dal xv secolo.
Secoli di storia.
Secoli di vita umana.
Secoli di natura.

Il progresso chiede spazio.
La vita non sarà più la stessa.

Nelle primavere appena successive alla costruzione dell’invaso, quando il ghiaccio si scioglieva ed il sole scaldava la natura circostante, si poteva ancora scorgere il campanile dell’oratorio.

Oggi a ricordo del paese sommerso, e degli operai morti durante la costruzione della diga, rimane la chiesetta posta sopra uno sperone di roccia nei pressi dell’abitato di Riale, poco a valle rispetto al muraglione della diga.

La valle Formazza ed i suoi abitanti hanno pagato un tributo molto alto al progresso, non solo per Morasco, ma anche per il Lago Castel e la costruzione della diga del Vannino.
In alcuni casi il tributo non venne pagato per l’industrializzazione delle nostre montagne ma per la natura violenta di queste montagne….



“Prima, molto prima della costruzione della diga che ha sommerso Morasco, vi era un ponticello di legno che permetteva il passaggio da un lato all’altro del fiume che alimenta l’odierno lago. Il ponte di legno a due travi era considerato talmente pericoloso che neppure le vipere si arrischiavano nel passaggio. La leggenda racconta che le vipere si nascondevano nelle gerle insieme al fieno e quando sentivano il rumore delle acque del torrente precipitosamente scappavano dai cesti dei contadini. Fatti terribili sono accaduti su quel ponte. Una famiglia con il padre ed i suoi due figli portava formaggio e patate ai lavoratori dei campi. Il piccolo scivolò nelle acque furiose. Tutti i tentativi di recuperarlo in vita furono vani…..”

La montagna parla e racconta sempre la sua storia.
Noi dobbiamo essere bravi ad ascoltarla.

Fabio Casalini

BIBLIOGRAFIA

Un ringraziamento a Qvintvs Marivs per le fotografie del villaggio prima della costruzione della diga

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