A Milano la sera non è triste!

A Milano la sera non è triste; al diffondersi delle prime ombre notturne il cielo si accende di una trasparenza inattesa, profonda, luminosa. Le alte case di marmo si fanno diafane sfumando nei contorni degli attici e dei balconi; le vecchie case ottocentesche rosse e gialle si illuminano di accesi riverberi su cui i fregi e le decorazioni giocano con segni scuri, poi con un lampo fremente, che percorre ogni strada e ogni piazza rinnovando ogni volta meraviglia e stupore, si accendono le luci dei lampioni e delle insegne. Invece di stelle ogni sera si accendono parole.

Eco fantasma di una remota campana, il silenzio, con piccoli passi di gatto, percorre Milano. Scorre veloce lungo i viali divenuti troppo grandi della periferia, s’infila esultante sotto i portici ancora sonori e inutili, scivola compiaciuto fra una banca e una chiesa, per le strade e i vicoli e le piazze del centro. Attraversa a balzi la Galleria, evitando con cura i costrutti geometrici delle sedie abbandonate e dei tavolini.

Gira e gira ancora, attorno ai tigli agli ippocastani e ai cedri del libano e ai tassi, alle magnolie dei giardini superstiti fra gli antichi palazzi.

Cola nei cortili bagnati di fango notturno, penetra più prepotente della nebbia, della pioggia e del sole nelle officine ombrose di assurdi fantasmi di nafta e di antracite stretti in veli di tela cerata, nei corridoi paurosi degli uffici abbandonati, nelle osterie pesanti di vino perenne, di fiato, nei tram allineati in rimessa grevi ancora di sudore e di piedi accaldati.

– Roberto Leydi – 

Filippo Spadoni.


BIBLIOGRAFIA

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