Berna, città preziosa

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Berna è una città preziosa e colta. Lasciate che i vostri passi vi conducano negli innumerevoli vicoli della città, ne rimarrete estasiati....
Venne fondata nel lontano 1191 da Berchtold V° , duca di Zähringen. Fu così chiamata, come narra la leggenda, dopo che questi , durante una battuta di caccia, uccise un orso nei boschi circostanti la città. Non soltanto ne prese il nome. Berna dal 1224 ebbe come simbolo  della città un orso. Ad oggi, tutto il Canton  Berna ha come proprio emblema un orso.
Si raggiunge facilmente la capitale. Basta prendere l’autostrada che da Bellinzona conduce al San Gottardo. Si percorrono i 17 km del tunnel e si prosegue verso nord, direzione Lucerna-Zurigo. Ad un certo punto compariranno le indicazioni per Berna .Per raggiungere il cuore di questa vera e propria perla culturale, ovvero la Altstadt, la città vecchia, sarà sufficiente uscire dove viene indicato il “ Zentrum”. Cercate e parcheggiate, se possibile, la vettura in prossimità del Rosengarten. 
Dalla collinetta sulla quale vi trovate  la città vecchia vi offrirà un colpo d’occhio impagabile.
Resterete a bocca aperta. Riconoscerete da subito alcune delle principali attrazioni turistiche di questa città multietnica e multiculturale, calata in uno spirito mitteleuropeo d’ampio respiro. In lontananza  ecco il Münster, la Bundeshaus, riconoscibile dal caratteristico tetto, lo Zytglogge e, soprattutto, il fiume Aare che le scorre a fianco, in una sorta d’abbraccio affettuoso, come volesse difenderla, cingendola benevolmente.
Berna è una città preziosa e colta. Lasciate che i vostri passi vi conducano negli innumerevoli vicoli della città, ne rimarrete estasiati. Scendendo dal belvedere del Rosengarten troverete la “fossa degli orsi”, la Bärengraben. Una breve visita e…poi scendete sin lungo l’argine dell’Aare.
Potrete ammirare le antiche costruzioni della città poste lungo il fiume. Sono edifici secolari, saldi e caratteristici, che sfidano tuttora il trascorrere del tempo. Quindi, dopo essere risaliti, potete attraversare il Nydeggbrücke. E un bel ponte, uno dei tanti ponti che sovrastano le verdi acque dell’Aare, ma vi condurrà nella centralissima Gerechtigkeitsgasse. Il termine “Gasse” significherebbe vicolo. In realtà scoprirete che questa strada, oltre che essere a dir poco stupenda, è contornata da porticati che paiono rincorrersi nel susseguirsi l’un dopo l’altro, palpitante di svariati negozietti, persino sotterranei. E’  un vero viavai di persone affaccendate.
E’ la strada che vi condurrà alla famosissima Torre dell’Orologio, lo Zytglogge.
Dopo aver passato il Nydeggbrücke noterete, proprio posta al termine del ponte, sulla destra, la strada che porta alla Nydeggkirche, ovvero la chiesa di Nydegg. Merita una visita, non fosse altro per apprezzare il campanile gotico e l’ennesimo spunto sul fiume Aare. Quindi, confondetevi pure  tra la folla, sotto i porticati di Gerechtigkeitsgasse, ed entrate nei negozi  a curiosare.
Potrete trovare gli oggetti più disparati, dall’antiquariato pregiato alle opere d’arte moderna, dalla bigiotteria al negozio specializzato in oggettistica per la casa. 
La Torre dell’Orologio, o Zytglogge, è policroma, di una bellezza unica nel suo genere.
Lo Zytglogge ha i crismi ed i carismi dell’opera d’arte. La torre risalirebbe al 1220 a differenza dell’orologio che sarebbe del 1530.Con le sue guglie ed i suoi colori vividi la Torre dell’Orologio è frutto d’ingegno mirabile. Ma la strada tutta, precedentemente percorsa è il risultato di un inno artistico celebrativo per la capitale. Le graziose fontane disseminate per  Gerechtigkeitsgasse, caratterizzate da sculture allegoriche, finemente rifinite e che troveremo per tutta la Altstadt, ne sono una prova tangibile. Sono il preludio al capolavoro del genio umano: lo Zytglogge. Con il suo carillon metaforico, ricorda da circa cinquecento anni l’antico adagio latino: ”Tempus Fugit”. E’ un carillon in cui  divinità pagana ed allegorie si mescolano creando una sorta di teatrino affascinante, dal gusto raffinato. Kronos, divinità pagana, signore  del tempo, giostra inflessibile la clessidra in un incedere solenne, mentre un gallo color dell’oro insieme ad un cavaliere scandiscono il trascorrere del tempo. Un trascorrere del tempo che pare sfuggirci  come sabbia tra le dita mentre, alba dopo alba, tramonto dopo tramonto, la vita compie il proprio ciclo inevitabile ed inesauribile. Questo sembra essere l’avvertimento dello Glockenspiel, questo meraviglioso carillon la cui cosa più gioiosa e  simpatica è rappresentata da una specie di giullare che, ogniqualvolta il gallo canti, si presenta sulla scena per suonar le campane, dimenandosi  come un forsennato, provocando l’ilarità. 
E’ impossibile non ridere e…sorridere…L’allegoria è palese! Non poteva però mancare il richiamo alla capitale. Un richiamo simbolista a Berna è dato dallo sfilare di orsi.
Oltre al normale orologio, proprio sotto, potrete apprezzare quello astronomico. Considerando che tutti questi ingranaggi meccanici, altamente rifiniti, da cinquecento anni continuino a stupire nella loro precisione, ben si capisce allora, che ci troviamo di fronte ad un’opera illuminista creata da menti ingegnose.
Quando si parla di arte, a Berna, non si può non parlare del Münster. Il  Münster di Berna è l’espressione artistica più elevata in tutta la Confederazione. Elevata in tutti i sensi, dato che il suo campanile è il più alto di  tutta la Svizzera.
Misura 100 metri e per raggiungerne la cima bisogna salire ben 254 scalini per arrivare  ad un buon punto di osservazione.
E’ un bellissimo neo-gotico finemente lavorato, posto in Münsterplatz, situata a circa metà di Münstergasse, il cui lato destro guarda il fiume Aare. La piazza, caratteristica,  presenta una fontana raffigurante Mosè con le tavole dei dieci comandamenti .La scultura è lavorata sin nel minimo particolare. I drappi della tunica sembrano svolazzare al vento, tanta fu la maestria di chi li creò. Il viso serio e deciso di Mosè sembra  essere volto agli empi ,presenti nella raffigurazione del Giudizio Universale posta all’ingresso della cattedrale di di San Vincenzo, santo al quale è dedicata la cattedrale.
L’ingresso del Münster è assolutamente fantastico. Il senso di profondità viene reso in modo mirabile dal susseguirsi di colonne sormontate da figure  sacre, snelle e ieratiche, che conferiscono al portale d’ingresso agilità architettonica che sfocia  nel dinamismo plastico del Giudizio Universale. L’arcangelo Gabriele, la giustizia divina, divide i giusti dagli ingiusti, gli empi dai virtuosi. I condannati all’inferno son posti alla sua sinistra, nudi, come volutamente spogliati di tutto e preparati al supplizio eterno. Di contro, alla sua destra, i beati, di cui “è il regno dei cieli”.
Al lato destro dell’ingresso l’affresco dell’Annunciazione cui pare riflettersi, sul lato sinistro, l’affresco raffigurante Adamo ed Eva nudi, come gli empi. Un lato davvero  sinistro, perché lugubre e minaccioso. L’interno presenta tre navate, una centrale e due laterali. Le navate sono caratterizzate da una serie di archi snelli, alti e leggiadri a tutto sesto che sembrano  proiettarsi sin sulla volta ove tessono  trame finissime, intersecandosi l’uno nell’altro, in un gioco di forze calcolato in un tripudio di armoniose forme.
Nulla è lasciato al caso. Dietro l’altare sono apprezzabili le vetrate raffiguranti scene della vita del Cristo  e dei Santi. Bello il pulpito di superba fattura. Si notino gli elementi goticheggianti, cuspidali, lavorati sin nelle minuzie, che  donano, come all’esterno, grazie alle guglie, ulteriore slancio architettonico all’edificio, come fosse un vero e proprio ponte tra il mondo dei mortali ed il Divino. Nella navata di destra, da non perdere la vetrata allegorica  raffigurante la “danza della morte”, di un realismo  spietato quanto vero. Due parole soltanto sul gioco di luce che traspare  filtrando attraverso le vetrate e che crea  all’interno del tempio una scena quasi surreale.
E’ indescrivibile nelle sue evanescenti colorazioni che vanno smorzandosi nell’affievolirsi della luce in concomitanza col  trascorrere del tempo. In fondo, laggiù, dietro l’altare, un pittore disegna a carboncino un particolare del Chorus. Tutto questo ha un nonsoché di mistico  mentre un  religioso  silenzio  regna sovrano nella cattedrale di San Vincenzo.
Perdersi questo capolavoro sarebbe proprio un peccato. 
Usciamo…E’ ormai sera.
 
Fabio Viganò

BIBLIOGRAFIA

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